PDM - Il racconto domenicale di Paolo Congedo.
SAN LORENZO, LA NOTTE GIUSTA PER CHIARIRE
Quella sera la solitudine mi pesava meno del solito e il vento di maestrale
allentava la tensione e le mie membra, vigorose e energiche, rispondevano colpo
su colpo ad ogni sollecitazione. Ero vivo. Nonostante tutto ero ancora vivo e
sentivo, quasi con fare subdolo, la necessità di ritornare a gestire la mia
vita. Sbattei le palpebre e le strinsi quasi a mettere a fuoco ciò che mi
circondava. Era la notte di san Lorenzo.
Io distante da me e distante dal mondo. Solo l'aria mi temprava e lo spirito
che pulsava indomito. Feci un respiro profondo, poi un altro ancora. Mi piaceva
starmene immobile, mentre l'aria mi scompigliava i capelli almeno quanto
adoravo trattenere il respiro e rimanere in balia delle correnti, sott'acqua
nel mare cristallino di san Foca. Mi piaceva sentire il profumo della natura
selvaggia, delle erbette nostrane, della murteddha dai fiori bianchi e
profumati che adornano i muretti a secco, i paretoni di vecchie campagne scevre
di pietre fra la frolla terra che, in taluni punti, prende il colore del sangue
dei contadini mentre il sudore cola inesorabile.
Quella sera mi sentivo particolarmente ricco. Sorrisi. La luna pareva
coccolarmi, nelle sue forme primordiali e io sentì, nettamente, il suo profumo
e la tenerezza infinita che cercava di nascondere nel suo profumo di prataiola
salerosa e il capo di lei -e mi piacque immaginarla con i suoi capelli ricci-
posarsi sulla mia spalla. Ne trassi un sospiro di sollievo e sorrisi schiudendo
gli occhi. Quella sera non ero solo.
I ricordi riaffiorarono con prepotenza e mi accarezzarono senza colpo ferire.
In questi anni avevo rielaborato il rapporto e ne avevo tirato le somme e
ancora una volta mi sentì sconfitto dal cuore ballerino di lei. Impassibile,
chiusi gli occhi cercando un appiglio ma non mi riuscì di ripararmi e per ogni
ricordo sentivo come un fendente che strideva prima raggiungere l'obiettivo.
In lontananza, lo scoppiettio del falò, mi riportò alla realtà e l'odore della
salsiccia arrosto mi fece ritornare il buon umore. Alcune coppie copulavano
poco distanti.
Quella sera, mi sentivo pronto per chiarire, quella sera c'erano le condizioni
per discutere con lei, affrontare ciò che era stato. Quella sera avrei voluto
averla vicina, sentirla ancora una volta al mio fianco, per questo decisi di
chiamarla.
Sulla mia bacheca, questa notte, ho postato una stella. -iniziai a
raccontarle- non una qualunque, se tu mi conoscessi solo un po' lo sapresti, ho
postato la stella cometa. La stella cometa, capisci? Nella simbologia sta a
significare la nascita. Ebbene, io rinasco. Rinasco ed esprimo un desiderio:
non amarmi. Anche perché non sapresti più farlo.















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