NARDO' - Se nessuno irriga più i campi, il riutilizzo delle acque depurate potrebbe diventare un grosso problema. Le reti idriche del consorzio di bonifica dell'Arneo e dell'Arif non basterebbero a smaltire gli scarichi di Nardò e Porto Cesareo. Il motivo? I consumi attuali di acqua per uso irriguo sono scarsi, quasi fermi. In un periodo considerato "di alta stagione" sono in funzione meno di dieci idranti su cento.
In un comprensorio di 5mila ettari irrigui sono stati erogati 500mila metri cubi d'acqua, cento metri cubi per ettaro. Una cifra ridicola se confrontata con i 768 metri cubi per ettaro che vengono utilizzati nella "Capitanata". Solo il consorzio di bonifica montana del Gargano consuma eroga meno con sessanta metri cubi per ettaro.
A rivelarlo è Angelo Patera, ingegnere e dirigente del consorzio di bonifica dell'Arneo. Patera, presente nei vari incontri che hanno portato alla situazione attuale, ha informato tutti gli addetti ai lavori dei consumi che registrano le condotte gestite dal consorzio. Si tratta, quindi, di un dato che tutti conoscono, compresi i fondamentalisti della linea di opposizione alla condotta sottomarina che invocano la resistenza vietnamita.
Il sistema agricolo locale versa in condizioni gravi ma stabili. Le scelte della comunità europea hanno disincentivato la conduzione ottimale dei terreni, soprattutto da parte dei grandi proprietari. E se a stento si mettono in pratica minime operazioni perché non si parli di abbandono, per immaginare che qualcuno possa irrigare i campi è necessario un sforzo notevole di fantasia.
Le reti dell'Arneo e dell'Arif sono utilizzate da aprile a settembre, con un incremento nei tre mesi estivi di giugno, luglio e agosto. Iniettare l'acqua in quelle linee potrebbe rivelarsi una soluzione temporanea oltre che non sufficiente. Sarebbe indispensabile, inoltre, creare una condotta parallela a quella dell'acqua "tradizionale". Rimane un nodo da sciogliere il costo che avrebbe l'acqua depurata e immessa nel circuito delle tubature a servizio degli agricoltori. Nel corso di vari incontri l'Aqp ha ribadito più volte la contrarietà ad una distribuzione gratuita, nonostante puntuali e motivate insistenze da parte del dirigente del consorzio di bonifica per incentivare il consumo di acqua depurata. Acque che, nell'eventualità, necessiterebbero di una rete di ditribuzione nelle campagne parallela a quella esistente. Non tutte le colture, infatti, potrebbero essere innaffiate con l'acqua proveniente dai depuratori. In questo caso, i vertici dell'acquedotto sarebbero favorevoli a finanziare la costruzione di una condotta parallela a quella attuale (sempre per distribuire a pagamento il risultato dei processi di depurazione).
Il problema rimane legato ai consumi reali. Se nessuno irriga dove andrà a finire l'acqua depurata?















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