NARDO' - Gregorio Durante, detenuto 33enne di Nardò, fu trovato cadavere nella sua cella. «Depressione respiratoria indotta da intossicazione da fenobarbital (un comune barbiturico usato come farmaco per le sue proprietà sedative) agevolata dalla contestuale presenza di broncopolmonite».
A distanza di mesi è stata depositata la consulenza tecnica disposta dal sostituto procuratore Luigi Scimè del Tribunale di Trani per accertare le cause della morte del detenuto sulle quali, sin dal primo momento, sono nati i sospetti i suoi familiari.
Quando madre e compagna sono andate a trovarlo a Natale era su una sedia a rotelle, aveva gli occhi chiusi, non parlava e si faceva persino la pipì addosso, aveva ai polsi persino i segni delle corde con le quali veniva legato al letto e dicevano alle donne che, invece, stava simulando.
I tre professionisti nominati dal Pm per effettuare la consulenza tecnica (l’anatomo patologo Biagio Solarino, il tossicologo forense Roberto Gagliano Candela e lo psicopatologo forense Roberto Catanesi), rispondendo ai questi posti dallo stesso Scimè, hanno aggiunto anche che «le condizioni cliniche del Durante fossero compromesse, tali da consigliare nei giorni immediatamente precedenti il decesso un ricovero in ambiente ospedaliero esterno (internistico o neurologico) per il corretto inquadramento diagnostico-terapeutico». Ma stranamente l’uomo rimase in carcere.
Stava scontando una pena di 6 anni perché, con lo status di sorvegliato speciale, all'inizio del novembre 2009 schiaffeggiò un ragazzo che, in compagnia della fidanzata, sedeva sui gradini di casa sua e, a suo dire, avrebbe importunato e rischiato di far cadere la compagna che era incinta. «Le conclusioni cui sono giunte i tre medici incaricati dalla Procura di Trani non lasciano alcun dubbio - replica l’avvocato Francesco Fasano, legale di fiducia della famiglia del detenuto di Nardò -. Gregorio sarebbe morto a causa della conseguente depressione respiratoria. In ambiente carcerario a qualsiasi detenuto è impedito di detenere medicinali che, evidentemente, vengono somministrati dagli infermieri su indicazione dei sanitari. È dunque evidente la responsabilità per l’intossicazione da medicinali. Quanto al resto, è orribile avere saputo che un detenuto è morto soffocato dalla broncopolmonite e che nell’ultima sua settimana di vita non sia stato costantemente monitorato ed osservato, al punto che risultano carenti i dati clinici di riferimento. È infine indiscutibile che il detenuto dovesse essere ricoverato in ospedale civile almeno una settimana prima della morte, così come richiesto dai suoi famigliari e dai suoi difensori, senza alcun esito».
Per la morte di Durante sono 14 le persone indagate dalla Procura: il direttore del carcere di Trani e 13 sanitari che hanno seguito il caso clinico di Durante. Si tratta soprattutto di sanitari responsabili del penitenziario.

