NARDO' - Ora zero: tre tecnici dell'Aqp smontano il mosaico costruito per dire no alla condotta sottomarina e ai lavori di collegamento del depuratore di Porto Cesareo e mettono i consiglieri comunali davanti ad un dilemma.
L'altroieri mattina, nella sala consiliare, seduta congiunta delle commissioni consiliari “Ambiente Urbanistica” e “Lavori Pubblici” presieduta dal consigliere Salvatore Antonazzo, per discutere del progetto di realizzazione di una condotta sottomarina a servizio degli abitanti di Nardò e Porto Cesareo. La seduta è stata voluta per dare voce a tutti i soggetti interessati alla vicenda.
Presenti tre ingegneri dell'Aqp: Massimo Pellegrini e Francesca Fresa, e il progettista delle opere, Alberto De Pascalis. Ora nessuno ha alibi e i cittadini pretenderanno risposte dal Consiglio comunale monotematico che si terrà a breve.
Esclusa, immediatamente e a priori, la possibilità di smaltire i reflui se non gettandoli in mare: l'attuale normativa in campo ambientale non consente di scaricare in falda, se non per impianti di limitata importanza e solo in via del tutto eccezionale.
E la fitodepurazione? Visto il numero di abitanti da servire (il depuratore di Nardò è dimensionato su 60mila abitanti equivalenti) non possono farsi paragoni con il Comune di Melendugno, in cui è stato realizzato dallo stesso Aqp un bacino di fitodepurazione, soluzione resa possibile anche da un impianto di depurazione con caratteristiche sostanzialmente diverse da quello del Comune di Nardò che produce circa tre milioni di metri cubi di effluente.
Insomma, se l'Acquedotto non sbaglia “pro domo sua” gli ambientalisti hanno preso un paio di “botte” perché questi due presupposti, ora irrobustiti, fanno traballare l'ipotesi che ci sia un'alternativa al progetto in itinere.
Dato per scontato, secondo l'Aqp, che la condotta sottomarina sia la soluzione migliore, gli ingegneri hanno anche spiegato che la lunghezza (un chilometro e cento metri) è quella ideale che garantisce che non ci possa essere alcuna possibilità di risalita dei reflui né l'inquinamento della zona di costa e che l'allungamento della condotta sarebbe controproducente e pericoloso oltre che uno spreco enorme di denaro. La “garanzia” sarebbe data, infatti, dalla profondità raggiunta dalla condotta: trenta metri sul fondo del mare, lì dove la dispersione è garantita e il mare fa da “filtro”.
Infine il depuratore di Porto Cesareo, quello di località Bellanova: per l'ingegnere Fresa le opere civili sono in buono stato di conservazione, sono stati spesi già un sacco di soldi e basteranno nuovi impianti elettrici ed elettromeccanici per essere tranquillamente essere messo in funzione.

