PDM - Torna, non solo per i lettori di Nardò, la caverna del Nanni Orco. E i suoni gutturali che emette rimbombano nelle cavità della Terra dove egli dimora.
MISCELLANEA SU NARDO' E DINTORNI
(Quando la politica non riesce a fare il suo mestiere)
Ci sono notizie che a forza di leggerle o ascoltarle fanno perdere l'originario significato, sino al totale estraniamento. O non considerarle nemmeno, tanto sono diventate irrilevanti. E' il caso dei passaggi a livello di Nardò (segnatamente quello per Galatone), un'iradiddio che ha complicato gli stessi rapporti coi centri vicini.
Pertanto, l'autoambulanza di questi giorni che con un infartuato a bordo si blocca di fronte alle sbarre chiuse in attesa del treno, è la non-notizia per ogni cittadino di Nardò, l'arrabbiatura per le tante vacue promesse, la bestemmia per ogni fila fatta, il paradigma dell'inconcludenza dell'azione amministrativa e della sua sciatteria. Sia essa locale, provinciale, forse regionale. Una notizia del genere che fa fare una pessima figura anche allo stesso cronista. Accusato di non sapere scrivere altro.
E, invece, chi scrive lo ha fatto per oltre trent'anni e per altrettanti c'è stato sempre qualcuno che ne ha sollevato il problema e lo ha messo pure nel programma di governo del territorio. Senza mai che si sia fatto un solo passo avanti. Inchiodati su qualche ricorso strumentale o meno dei proprietari dei terreni limitrofi e senza aver messo in atto azioni per neutralizzarlo che pure la legge consente.
Peraltro, questa vicenda ricorda l'altra ugualmente odiosa, del cedimento di via Duomo. Con una parte della città bloccata per oltre undici anni, prima di correre ai ripari, ... in attesa che si concludesse l'iter giudiziario e ne emergessero le responsabilità.
Superiamo non senza affanno ... le sbarre alzate del passaggio a livello e concentriamoci sulle scadenze elettorali appena passate e del prossimo futuro. Anche qui si sta facendo di tutto per allontanare i cittadini dalla politica. Non dico quella attiva, sempre più evitata, quanto per la stessa scarsa attenzione posta in essere.
Prendiamo le elezioni provinciali della scorsa settimana. Elezioni carbonare, ignorate dalla cittadinanza, chiamata soltanto ad assistere. Frutto di una riforma monca, contestata, contestatissima, alla fine anche sbagliata, che fa eleggere i suoi sedici consiglieri con criteri censurabili e lascia la stessa Provincia senza compiti certi, costretta a elemosinare risorse. Lo stesso presidente Gabellone (riconfermato) ha messo le mani avanti.
Rischia la sanità, rischia il trasporto pubblico, l'edilizia scolastica, la stessa stagione lirica che si svolge a Lecce da quasi mezzo secolo. Eppoi, basta guardare la foto d'investitura dei consiglieri. Da tramandare a futura memoria. Al centro c'è l'unica donna, Simona Manca, ben vestita, capelli raccolti, a salvare la specie, in mezzo ad attempati consiglieri-uomini di lungo corso. E la parità di genere? Bolse enunciazioni e furbizie di chi sa poi di poterla fare franca (strano, però, il silenzio del Prefetto Giuliana Perrotta).
Per restare in argomento, che dire dell'annuncio di Dario Stefàno, candidato alle primarie del centrosinistra? Si dice a favore della rappresentanza di genere nella legge elettorale regionale. Sino a spingersi a voler garantire il diritto all'uguaglianza politica tra sessi e a invocare regole certe, per non restare confinati nel medioevo della rappresentanza. Niente da dire su quanto dice (anzi, c'è da concordare). Ma, vedete, cari lettori, sembra di parlare in epoche e paesi diversi. Non si sa se riusciranno ad applicarla (la legge) ed evitare un'altra pessima figura.
Sta di fatto che le prossime regionali rischiano di vedere accentuata la disaffezione verso nuovi e inediti sistemi di competizione. La rissa alle elezioni provinciali nel centrosinistra, sconfitta per le divisioni interne e la spasmodica corsa all'incarico, hanno lasciato guasti che si sono puntualmente riverberati in tutto l'apparato dirigente. A livello regionale le cose non vanno meglio. In attesa delle primarie, il centrosinistra sta facendo di tutto per perdere il suo incolmabile vantaggio sul centrodestra, quest'ultimo incapace persino di presentare un candidato credibile. Ma se la vittoria alle prossime elezioni pare scontata, nel senso che il presidente della Regione Puglia sarà Emiliano o Minervini o Stefàno (ordine alfabetico), lo è molto meno in quanto a chiarezza la proposta politica che la nuova squadra di governo vorrà fare della Puglia sui temi cruciali del lavoro, sanità e istruzione.
Un tempo (ma, davvero lontano) si parlava anche di "Laboratorio Puglia". Poi ci si limitati a più miti pretese e ridimensionati, con le tante proposte e promesse rientrate nel limbo della politica. La prossima volta è sempre bene dire le cose. Ma a voce più contenuta.
LUIGI NANNI















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