IL CIRCOLO DEI GARANTI - Ha funzionato? Non lo sappiamo ancora. Certo è che l'Amministrazione Mellone enfatizza, proprio nella comunicazione istituzionale, LEGGERE QUI, la presidenza della neo assessora del Circolo tennis che gestisce una struttura comunale: i campetti di via XXV luglio. Allora, dei due campi uno: o quello della politica o quello prediletto da Sinner.
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Premessa doverosa, e la facciamo immediatamente: Mariacristina Libetta è una commercialista stimata, madre di famiglia, persona per bene. Presidente del Circolo Tennis Nardò, tesoriere della sezione locale di Fidapa, laureata e abilitata. Non c'è nulla, nel suo profilo umano e professionale, che non sia adeguato al ruolo per il quale è stata nominata e siamo certi che svolgerà sicuramente un ottimo lavoro come delegato del sindaco, sia pur per pochi mesi.
Detto questo — e lo abbiamo detto — ora possiamo parlare di diritto amministrativo?
Il 17 aprile 2026, il sindaco di Nardò, Avv. Giuseppe Mellone — sì, è avvocato, e lo ricordiamo — ha firmato il Decreto n. 4, prot. 20953, con cui ha nominato la dott.ssa Libetta assessora alla Giunta Comunale, con deleghe ad Ambiente, Pubblica Istruzione e Formazione, Area Marina Protetta. Prende il posto della dimissionaria Giulia Puglia. Si ricompone, come recita il comunicato trionfante, «il plenum della giunta». Il sindaco ne approfitta per ricordare a tutti — e soprattutto a sé stesso — il «modello politico, umano e amministrativo solido, credibile e riconoscibile» che ha costruito in un decennio. Parole belle. Parole che scaldano il cuore. Parole che, tuttavia, il decreto stesso sembra smentire nel giro di due pagine.
A pagina 2 del Decreto n. 4, quasi en passant, si legge che la dott.ssa Libetta ha prodotto «dichiarazione di incompatibilità e insussistenza di cause di ineleggibilità e inconferibilità», assunta al protocollo comunale n. 20952 del 17/04/2026. Una riga. Un bollino. Un timbro. Autodichiarazione. Archiviata.
Il problema è che, mentre quella riga veniva protocollata, lo stesso comunicato ufficiale del Comune di Nardò — diramato con orgoglio sulla stampa locale — descriveva la nuova assessora come «presidente del Circolo Tennis Nardò». Dettaglio non da poco.
Il Circolo Tennis Nardò, infatti, non è una bocciofila da sagra paesana dove si gioca a scopone. È un'associazione sportiva dilettantistica che gestisce — giusta convenzione con il Comune di Nardò — gli impianti sportivi di proprietà comunale ubicati in via Bonfante. Vale a dire: prende in affidamento strutture pubbliche, gestisce beni dell'ente locale, intrattiene con il Comune un rapporto contrattuale attivo e continuativo. Cose serie. Cose che hanno un nome preciso nel lessico giuridico.
Quel nome è: incompatibilità.
L'art. 63 del D.Lgs. 267/2000 — il Testo Unico degli Enti Locali, per gli amici «TUEL» — stabilisce con quella nitidezza che solo la legge sa esibire nei momenti più scomodi, che non può ricoprire cariche amministrative comunali chi sia titolare, legale rappresentante o amministratore di enti, associazioni o soggetti che abbiano rapporti contrattuali con il Comune, ovvero che gestiscano servizi o impianti per conto dello stesso. La giurisprudenza amministrativa ha interpretato questa norma in senso estensivo, e con coerenza: basta il potenziale conflitto, non occorre il danno concreto. Il presidente di un ente convenzionato con il Comune — che gestisce beni comunali, che siede dall'altro lato del tavolo rispetto all'amministrazione, che potrebbe ricevere contributi, rinnovi di convenzione, decisioni favorevoli sui canoni — è esattamente il prototipo che il legislatore aveva in mente quando ha scritto quell'articolo.
Ma a Nardò si provvede diversamente: si raccoglie l'autodichiarazione del nominando, si timbra, si protocolla, e via. L'incompatibilità è «assolta». Carta canta. Villano dorme.
La macchina amministrativa del secondo comune della provincia di Lecce — guidata, lo ripetiamo, da un sindaco-avvocato che ama ricordare la solidità del suo modello istituzionale — sembra non essersi accorta di un profilo particolare.
Sembra, va ribadito: perché si enfatizza la presidenza del Circolo Tennis proprio nelle comunicazioni ufficiali del Comune, contestualmente alla nomina assessorile. Delle due l'una. Entrambe non possono coesistere.
E l'opposizione? L'opposizione, nel frattempo, era impegnata a compiangere poeticamente le dimissioni di Giulia Puglia con versi degni di Mogol (si legga, per credere, la rubrica politica locale). Il controllo di legalità sull'atto di nomina — funzione primaria e irrinunciabile di chi siede sui banchi della minoranza — è rimasto lettera morta. Evidentemente il TUEL, da quelle parti, non è testo di largo consumo.
Non si tratta, è bene chiarirlo un'ultima volta, di mettere in dubbio la buona fede della dott.ssa Libetta, né quella del sindaco. Si tratta di verificare se la macchina pubblica abbia esercitato con diligenza il controllo che la legge le impone, o se si sia limitata a raccogliere una dichiarazione e passare avanti. La risposta, allo stato degli atti, è abbastanza eloquente.
Quello che chiediamo noi è chiarezza. Solo questo.
La soluzione, peraltro, è semplice e non richiede convegni: o la neo-assessora si dimette dalla presidenza del Circolo Tennis — azzerando così il conflitto strutturale con il Comune convenzionante — oppure restituisce la fascia assessorile. Tertium non datur, come insegna ancora il latino nei licei.
Siamo certi che la dott.ssa Libetta, persona di sensibilità istituzionale oltre che di indubbia competenza, saprà valutare con quella lucidità che si richiede a chi amministra la cosa pubblica. Le leggi, anche quelle scomode, valgono per tutti.
















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