IL MIO ‘MMULAFUERBICI HA VOTATO NO E LU ‘NNESTATORE HA VOTATO SI’
Dopo la sbornia è tempo di fermarci. Domani sarà un altro giorno
Un pezzo ironico ma non tanto.
A Nardò spesso ci si prende troppo sul serio.
Anche a proposito del referendum e le analisi che si tentano di fare.
Semmai a doversi pronunciare con chiarezza dovrebbero essere quelli del Pd, una sorta di partito geneticamente modificato.
A Nardò il NO ha preso oltre il 68% e in quella percentuale (per il momento) c'è tanto Emiliano e le "Ceneri di... Renzi"
A Nardò la tentazione era forte e anche ghiotta: “interpretare” il risultato del referendum e dare un giudizio di merito. E si è cominciato a farlo. Ovviamente, con la convinzione di essere nel giusto. Fatica tutto sommato inutile, anche perché dopo il risultato (è stato detto, “in linea col risultato nazionale”; aggiungerei “no, molto, molto di più, a vantaggio del NO, ben il 68%!), non c’è chi possa “capitalizzare” questo risultato e farlo produrre nei prossimi appuntamenti.
Troppo spurie le formazioni in campo che si sono espresse sul voto, perché si possa poi dire che quel versante ha votato in un modo e quell’altro in altro modo. Peraltro, le “dichiarazioni” non erano proprio cristalline. D’altra parte bisogna anche aggiungere che non erano certamente pochi gli elettori, i cittadini, che non facevano parte di nessuna congrega e dunque, soprattutto per questi, è stato certo sgradevole irreggimentarli e persino consegnargli una coccarda.
Ma pure concedendo che tutto si sappia e che tutti abbiano detto la loro, non sarebbe mai possibile che quelle formazioni, per il futuro della loro politica, si possano unire sotto la stessa tenda o, se volete, sedersi allo stesso tavolo. E, invece, dopo l’ubriacatura elettorale (non credo che per questo secolo possa esserci una campagna così virulenta), è facile constatare come si sia “liberi tutti”. Anche perché, lo scontiamo subito dopo, non riusciamo a capire come prendere il toro per le corna ( pur sempre, si tratta di Nardò) o, se volete, come fare a riprendere il cammino. Lasciandoci almeno il tempo che passi la sbornia.
Intendiamoci, la stessa cosa si sarebbe detto se avesse vinto il SI’ (con il vantaggio di avere un apostrofo di troppo). Cosa, comunque, che potrebbe capitare la prossima volta (?!) in presenza di una riforma meno squinternata di quella che si era proposta. Poiché – diciamolo chiaramente – in pochi sono riusciti a capirne la portata e il contenuto, nonostante il bombardamento di informazioni a getto continuo “istituzionalmente” raccomandato e imposto a giornali, radio, Tv, siti web.
Una sorta di corso accelerato contro il tempo, lo studio intensivo di quattro materie da portare all’esame di riparazione. Producendo, per conseguenza, una serie di guasti che – davvero – bisognerà un giorno riparare. Un Paese che realmente si è spaccato in grandi e piccole parti che non erano immaginabili e che umilmente ho il dovere di riportare.
Credo che mia moglie sia in lite con una sua amica a proposito del referendum; per come si dovesse votare e soprattutto per quello che bisognava evitare. E’ volata una (una soltanto) parola grossa. L’ho udita. Si poteva prenderla con leggerezza e invece una delle due l’avrà reputata offensiva, poiché da una settimana non si sentono. Per parte mia un amico – credo un infiltrato nel campo avverso – ha cercato più volte di convincermi che sbagliavo. Era diventato così molesto da non rispondergli più al cellulare. Stalking da contemplare in una futura legislazione sulla materia elettorale.
E invece, bisognava prendere le cose con maggiore fairplay. Ho scoperto che il mio “mmulafuerbici” ha votato NO mentre “lu nnestatore” ha votato SI’ nonostante mi fossi raccomandato di pensarci bene . Ma lui ha votato così perché – mi ha poi confessato – pensava ai suoi figli e anche alla moglie. A scrutinio effettuato ha poi aggiunto che la prossima volta mi darà maggiormente retta.
Insomma, teniamo la mente fredda e capiamo che “’a nuttata” è passata e ciascuno di noi tornerà alle sue abituali incombenze. La curiosità, invece, può scattare se si riuscisse a scorporare il voto del Pd di Nardò (in Puglia, in quel partito si affilano i coltelli; prepariamoci a guardare nei prossimi giorni in direzione del presidente Emiliano e del sindaco di Bari e presidente Anci Decaro).
A occhio e croce non sono certamente pochi quelli che hanno bocciato la cosiddetta riforma (in piccolo). Potrebbero essere stati in quel campo anche fifty-fifty (parliamo di elettori Pd), il che vorrebbe significare di un risultato chemettetantocoseindiscussione, vicino a quello di altre città pugliesi (significatamente Brindisi e Taranto), e non lontano da tante altre parti d’Italia dove la luna di miele renziana volge al tramonto.
E’ bastata poi la sonora bocciatura al referendum per far evaporare un leader politico su cui si erano riposte tante speranze. Un patatrac. Una parabola che non ha precedenti.
Si potrebbe ben parlare di suicidio politico o eutanasia assistita. Roba da manuale tradotto nelle maggiori lingue straniere. E vicenda da non tardare ad accogliere nei prossimi testi di storia contemporanea.
Luigi Nanni















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