“BOMBE” DA DISINNESCARE, MANCANO PERO’ I BUONI ARTIFICIERI
La Provincia senza risorse sciopera contro il Governo. Che ha deciso che la Tap “s’ha da fare”
E sulla Sanità tiro ad alzo zero sul riordino ospedaliero
Il Salento alla svolta e non si tratta di un modo di dire. Confermare i buoni progressi degli ultimi tempi (turismo e servizi su tutto), oppure restare ancorati sul fondale dell’indecisione se non della paralisi. A distanza di oltre un anno, fa effetto tornare sull’argomento di una Provincia come quella di Lecce senza risorse e nel limbo istituzionale a causa della riforma Delrio che l’ha svuotata di fondi e competenze. E con pochi soldi da spendere, col risultato (è già successo) che si avrà difficoltà, per toccare un solo settore, ad assicurare il riscaldamento nelle scuole. Ma i nostri ragazzi sanno già quello che debbono fare per affrontare il disagio delle aule fredde: dotarsi di un buon plaid o rovistare nell’armadio della mamma per una coperta o trapunta artigianale. C’è però chi preferisce stare con addosso il cappotto e non appenderlo all’attaccapanni.
Siamo in presenza di una situazione malata, che non è stata risolta (al netto del pronunciamento sul referendum che ha salvato le Province). Eppure il tempo non è mancato per trovare una soluzione accettabile. Fa bene il Gabellone-dimezzato a lanciare l’allarme e chiamare alla mobilitazione; intanto gli stessi dirigenti scolastici tremano al primo cambiamento di temperatura. Gli studenti di più. A questo punto ci vorrebbe un’iniziativa forte e far capire su quante risorse si possa disporre ma soprattutto dire una parola sui diritti che bisogna garantire.
Sempre in ambito di diritti, non si vede traccia sulla questione TAP, il gasdotto che si vuole realizzare dalle parti di Melendugno. Non soltanto non si sono volute ascoltare le opposizioni a un progetto così devastante, ma nemmeno accogliere una variante sulla dislocazione per non impattare su una delle coste più belle del Salento. Per stare alla stretta attualità, la Consulta ha bocciato il ricorso della Regione ritenendo valida l’autorizzazione. Un conflitto di attribuzione scoppiato tra Regione e Governo che ha registrato altri due provvedimenti, dal momento che anche il Tar e il Consiglio di Stato si erano pronunciati contro il ricorso presentato il 29 dicembre scorso dal Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. Alla fine, muro contro muro, con tanta preoccupazione che resta nell’aria: a Melendugno la mobilitazione è permanente e tutto fa pensare che questa decisione non farà cambiare atteggiamento. Si ricorda che a suo tempo, contro il gasdotto TAP si schierò il grande scienziato Giuseppe Serravezza con uno sciopero della fame e della sete che fece scalpore. A questo punto, la questione sembra chiusa. Sorge però una domanda: nelle scorse settimane, sempre di fronte alla dura contrarietà al gasdotto, cosa intendeva dire la proprietà TAP di “volersi sedere al tavolo”? Si cominciò a sperare. Facendo attenzione alla tempistica, non c’è stato bisogno alcuno che la TAP dicesse “quello che voleva concedere”, dal momento che la Consulta l’ha preceduta, tagliando corto decidendo a favore della realizzazione del gasdotto.
Ancora su diritti e salute. Buio fitto (!) a causa delle conseguenze del riordino ospedaliero per il quale la Regione è sotto tiro, ad alzo zero. Gravissime sono ritenute le carenze in reparti di molti ospedali salentini, come Medicina, Geriatria e Pneumologia (nel frattempo a Casarano chiude il punto nascita). Riduzione drastica di posti letto, insomma “ospedali al collasso” – viene detto - con quella che viene chiamata extra-locazione di pazienti nei reparti più disparati (Ortopedia, Chirurgia), con conseguente blocco dell’attività chirurgica già programmata.
E Nardò? E’ evidente che la cosa ci interessa, eccome. Per fortuna, ma anche sfortuna, la cosa non ci tocca “da vicino”. Con la chiusura del nostro Ospedale San Giuseppe-Sambiasi, da tempo ci siamo messi il cuore in pace. Però chiederei ai miei lettori di svelarmi questo arcano: i parlamentari Pd Capone e Massa attaccano Emiliano, chiaramente Pd, sulla sua riforma. Lite in famiglia. Quest’ultimi, poi, vengono attaccati dai deputati di Articolo 1 –Mdp, ritenendoli responsabili dello stato di cose, al tempo del voto sulla legge di stabilità finanziaria. A loro volta, i deputati Pd, rispondono ricordando che al governo sono stati anche loro (i deputati oggi Articolo 1- Mdp). Insomma, un insano litigio a sinistra. E gli utenti a farne le spese.
LUIGI NANNI















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