NARDO' E GALATONE - Un affare da quattro milioni di euro. Che, evidentemente, dovevano essere spesi per forza.
Le ecoballe di Cavallino, che Nardò ha buttato fuori dalla porta della discarica di Castellino, rientrano dalla finestra, sempre a Castellino ma a soli duecento metri di distanza e in territorio di Galatone. Una beffa per un intero territorio che, nel mentre combatteva per evitare che le controverse ecoballe arrivassero nella discarica della Mediterranea Castelnuovo "2", per la sua corretta sagomatura, chiusura e successiva post gestione, ora vede questo materiale in via di accatastamento nella vasca per inerti adiacente quella della discarica della Rei Srl, quella diventata "famosa" per il carico di amianto che sarebbe dovuto arrivare dalla Sicilia.
La questione è emersa grazie all'interessamento di ex consiglieri provinciali che hanno appreso di una riunione pubblica tenutasi nelle scorse ore in Provincia, presenti il presidente Antonio Gabellone, i due sindaci di Galatone e Nardò, Livio Nisi e Marcello Risi, e l'assessore galateo all'Ambiente, Roberto Antico.
La storia è surreale: nel marzo 2013 il sindaco Marcello Risi e l'assessore Flavio Maglio partecipano ad una serie di incontri. L'ipotesi su cui si discute è di spostare 46mila tonnellate di frazione secca di rifiuti, che dormono da otto anni a Cavallino, per risagomare gli avvallamenti che si sono formati nel sito della discarica neritina. La Regione, per altro, mette sul piatto quattro milioni di euro per il trasporto e la gestione di quella pila immensa di soldi trasformati in spazzatura.
Ma perché, se di frazione secca stiamo parlando, questi preziosi rifiuti compressi come enormi forme di parmigiano non finiscono in un termovalorizzatore in grado di produrre energia? Il Cdr, insomma, che i tedeschi pagherebbero per avere?
Non si può perché la procedura di lavorazione dell'epoca non ha permesso di "caratterizzare" le balle con gli standard idonei per diventare combustibile. Il Comitato per la difesa del paesaggio di Nardò, all'epoca, le definì molto "balle" e per niente "eco". Sulla caratterizzazione e tipologia delle stesse, insomma, non c'è mai stata chiarezza tanto che il tentativo è proprio quello di farle andare in discarica, come qualsiasi lotto di indifferenziato.
A Nardò scoppia il pandemonio: sul banco degli imputati finiscono i due politici che vengono attaccati da opposizione, associazioni ambientaliste, consulte, movimenti politici extra-consiliari.
Gli amministratori di Nardò desistono e la discarica di Castellino rimane com'è: una bomba ecologica innescata a cielo aperto.
Arriviamo alla Rei Srl: mentre a Nardò esplodeva la rivolta, la società che gestisce una discarica con due vasche differenti (una monomateriale per rifiuti non pericolosi e l'altra per gli inerti) sempre a Castellino ma in territorio di Galatone, otteneva dalla Provincia di Lecce (sempre a marzo 2013) un ampliamento e un aggiornamento dell'autorizzazione integrata ambientale a firma del dirigente Dario Corsini. "Aggiornare" significa aggiungere alle tipologie preesistenti di rifiuti che la Rei può accogliere anche "altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti". Praticamente ecoballe.
Anche in questo caso, come per l'ampliamento (in altezza) della discarica per l'amianto, nessuno dei consiglieri provinciali di Nardò e Galatone accende la spia tanto è vero che la Rei si aggiudica l'onere di smaltire le ecoballe nei suoi impianti tra cui la propria discarica in attività più vicina: quella di Galatone ma, praticamente, a Nardò.
















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