Avvistamenti sospetti, segnalazioni più o meno dettagliate, paure e soprattutto allarme diffuso, stanno ormai da qualche tempo imperversando nella provincia. Al centro delle questione ci sono i bambini e su di loro l’ombra di rapimenti ad opera di sconosciuti, sinora ancora privi di concreti elementi di riscontro.
Certo è, invece, che a circa tre settimane dalla segnalazione (poi risultata non veritiera) fatta da una bambina di Surbo circa il tentativo di rapimento subito da due sconosciuti, a pochi passi da casa, i Carabinieri hanno dovuto attivare nuovamente una serrata attività investigativa nata dalla denuncia di una madre, D.L. 38enne di Arnesano.
Lo scorso 11 novembre, infatti, la donna ha denunciato presso la Stazione CC di Monteroni di essere stata vittima di un vero e proprio agguato sulla via per Lequile, mentre era alla guida della propria auto, da parte di due uomini travisati che, all’altezza di un distributore, dopo averla affiancata con un altro veicolo, avevano tentato di sottrarle la figlioletta di due mesi che si trovava a fianco nel seggiolino.
Le circostanze non hanno convinto del tutto gli investigatori, i quali comunque sin da subito e nei giorni successivi, hanno ascoltato diverse testimonianze tra cui l’ex convivente della denunciante; inoltre, i Carabinieri hanno acquisito diversi filmati lungo l’itinerario d’interesse, specie quelli della stazione di servizio riferita in denuncia. Risultato, nessuna traccia della presenza della donna, tantomeno di rapitori, ma solo tante incongruenze.
Stretta dall’evidenza, infatti, la madre è poi crollata di fronte ai militari spiegando di essersi inventata tutto allo scopo di attirare l’attenzione del suo ex convivente, anch’egli di Arnesano, padre della neonata e di un altro bambino di nove anni, che pochi giorni prima aveva interrotto la relazione.
A differenza del caso di Surbo, questa volta non trattandosi della fervida fantasia di un bambino, le conseguenze sono state diverse, perché Carabinieri della Stazione di Monteroni hanno inoltrato una denuncia in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Lecce, ove la responsabile sarà chiamata a rispondere di simulazione di reato e procurato allarme, nella speranza che la stessa abbia perlomeno realizzato quanto un’invenzione emotiva apparentemente sciocca, possa aver messo in pericolo la tranquillità pubblica alla quale sono state vanamente sottratte preziose ore di lavoro dei tutori dell’ordine, a scapito di più concrete e proficue attività di prevenzione.
















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