NARDO' - «Presto venite, la mia compagna si è bruciata con un petardo». La chiamata al 118 è stata fatta sabato sera ma la versione resa agli investigatori appare contrastante con altre dichiarazioni. Tanto che oggi potrebbe scattare l'arresto.
L'ex barbiere di 42 anni, ha sollecitato l’intervento dei soccorritori dal suo cellulare. Ma quando i sanitari sono giunti sul posto è apparso nervoso: «Si è bruciata a causa di una fiammata che si è sviluppata dopo un corto circuito».
Versioni contrastanti, frasi sconnesse e stato alterato hanno convinto il personale del 118 a chiedere l’intervento anche di una pattuglia del commissariato. La donna, di dieci anni più grande dell’ex barbiere, è stata trasferita al centro grandi ustionati di Brindisi: troppo gravi le conseguenze riportate al volto e al tronco.
I medici, dopo aver eseguito gli accertamenti diagnostici, si sono riservata la prognosi. I poliziotti hanno cominciato a scavare per accertare quanto è avvenuto nell’abitazione che la coppia ha preso in affitto dalle parti del cimitero di Nardò e ben preso la verità è emersa in tutta la sua gravità: la donna è rimasta ustionata dopo che il compagno le ha versato addosso dell’alcol e poi le ha dato fuoco. Gli agenti del commissariato, coordinati dal dirigente Leo Nicolì, hanno già trasmesso un’informativa in Procura.
Il caso è all’attenzione del sostituto procuratore Maria Vallefuoco che ha aperto un fascicolo nei confronti dell’ex barbiere per tentato omicidio e atti persecutori. Ipotesi di reato che poggiano anche sulle dichiarazioni che la donna, sia pure ancora in gravi condizioni, è riuscita a fornire agli investigatori. A scatenare il ratpus dell’uomo è stato un litigio. L’ennesimo fra la donna e l’ex barbiere.
Era già successo in passato. Tanto che nei confronti del 42enne era stato avviato anche un processo. Poi la donna ha rimesso la querela e la vicenda penale è rientrata. La gravità di quanto accaduto martedì sera, però, ripropone il problema della pericolosità dell’uomo. Al momento la donna è in ospedale. E l’accesso al convivente è inibito anche per ragioni di sicurezza. L’intera vicenda, adesso, è al vaglio del pubblico ministero che adotterà i provvedimenti che riterrà più opportuni.
















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