NARDO' - «Ho sofferto molto per quel che è successo quella sera. Ora spero che vada avanti la mia, di causa, nei suoi confronti così che si possa avere giustizia e piena soddisfazione». Mino Brandolino, imprenditore di Nardò, è stato assolto “perché il fatto non sussiste” dal giudice monocratico del Tribunale di Lecce, Silvia Minerva.
La vicenda vedeva il 38enne neritino “contro ” la starlette Ruby Rubacuori, al secolo la 22 marocchina Karima El Mahroug, nota alle cronache per essere stata presentata come la “nipotina” del leader egiziano Mubarak da Silvio Berlusconi.
Proprio in virtù di questa effimera notorietà (la ragazza al centro della vicenda che ha portato all’incriminazione del Presidente per corruzione e prostituzione minorile) l’imprenditore di Nardò decise di invitarla come ospite d’onore ad una festa da svolgersi nel suo locale magliese, il “Tempo zero”. Ma l’ospitata finì malissimo, tra insulti ed improperi, ed uno sgradevole strascico di querele. Mino Brandolino spiegò - era il 13 marzo del 2011 - che l’impegno di Ruby era di arrivare intorno alle 22 nel locale per fare la sua entrata trionfale nel ristorante ma la ragazza arrivò ben più tardi, quando gli avventori avevano tutti lasciato la sala.
Da ciò nacque il diverbio: Ruby voleva il cachet intero, pare 10mila euro, perché aveva onorato l’impegno di arrivare fin nel Salento per presenziare nel locale, Brandolino lo contestava per il ritardo.
La discussione diventò lite con parole grosse pronunciate per strada, lì dove “Minozza” (così lo chiamano tutti tanto che il suo nuovo ristorante, nel centro storico di Lecce, si chiama proprio “Corte don Minozza”) accusò un malore e venne soccorso dai medici.
Ora lui, assistito dagli avvocati Francesca Conte e Dimitri Conte, è stato assolto dal reato di ingiuria, per cui la ragazza aveva anche chiesto 30mila euro di risarcimento, ma resta in piedi l’altro processo, dove la bella Ruby è imputata e risponde di minacce. In questo caso è Minozza ad aver chiesto, in sede civile, un risarcimento di centomila euro.
















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