
NARDO' - Intervista a S.E.R. Mons. Giuseppe Mani di Piergiorgio Mazzotta.
«La Chiesa è una storia d’amore e noi ne facciamo parte. Ma proprio per questo, quando si dà troppa importanza all’organizzazione, quando uffici e burocrazia assumono una dimensione preponderante, la Chiesa perde la sua vera sostanza e rischia di trasformarsi in una semplice organizzazione non governativa».
E’ con queste parole di Papa Francesco, tratte da una sua omelia mattutina nella Cappella della “Domus Sanctae Marthae” del 24 aprile 2013, che S.E.R. Mons. Fernando Filograna ha introdotto i tre giorni del Convegno Pastorale tenutosi lo scorso febbraio nella Basilica Concattedrale di Gallipoli, gremita di prelati, religiosi, delegati parrocchiali e fedeli, dal tema “Primerear - Una Chiesa in uscita”, incentrato sulle prospettive ecclesiologiche nell’insegnamento di Papa Francesco.
«Allora – ha proseguito il nostro Vescovo - è cogente che una pastorale di organizzazione diventi una pastorale di relazione, una pastorale che generi la fede.
Dobbiamo sentire la responsabilità di incontrare i nostri fratelli per far nascere in loro la gioia che scaturisce dal Vangelo, per sprigionare e contagiare quell’amore che noi troviamo in Cristo. Che diventa condivisione, solidarietà, ascolto ed accoglienza dell’altro».
Così, sull’onda lunga di questa rigenerante metamorfosi pastorale, è proprio al relatore del Convegno, S.E.R. Mons. Giuseppe Mani, già Padre spirituale del Seminario Romano e poi Rettore, quindi Vescovo ausiliare di Roma, Vescovo ordinario militare, nonché Arcivescovo a Cagliari fino al 2012, che abbiamo chiesto di instillarci nel cuore tre gocce di un più cosciente e corresponsabile spirito missionario.
Si parla di una realtà ecclesiale in uscita, ma si può pensare di “uscire”, senza prima proporsi di “entrare” a prendere consapevolezza della propria identità e della propria capacità operativa?
«E’ proprio questo il problema! Non si può bloccare la Chiesa, senza fare niente, per pensare solo a pregare ed a stare in intimità con Dio. Non si può fermare la Chiesa per restauri … No! La Chiesa è una nave che non si restaura andando in banchina, i restauri della nave si fanno in navigazione, mentre cammina nell’evangelizzazione. Questo è l’atteggiamento profondo e vero della Chiesa. O la Chiesa annuncia o la Chiesa non è Chiesa».
Quali potrebbero essere i «punti di forza e di debolezza» della missione di una Chiesa in uscita?
«La mancanza di intimità con il capitano della nave. Infatti è quello che il Papa richiama continuamente: il valore della preghiera e del rapporto con Dio. Che la pastorale, la missionarietà faccia dimenticare la fedeltà a Colui che ti manda. Per cui uno diventa, come dice il Papa, funzionario e non missionario. C’è una differenza fondamentale!»
Per uscire c’è sempre una porta da aprire. Ci può aiutare a trovarla?
«La porta da aprire … Quando il Papa parla della porta da aprire parla di Cristo che spinge dal di dentro. E’ lo Spirito Santo che ti manda, non uno che va! E, quindi, la porta da cui passare è quella porta che lo Spirito Santo ti suggerisce».

















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