NARDO' - E' finita la festa, l'Aqp del resto non attendeva altro se non la notizia di poter decidere senza più "ingerenze" da parte dei Comuni più resistenti. Ora potrà essere adottata qualsiasi soluzione anche contro il parere della popolazione e bisognerà stare con gli occhi aperti pur di tutelare ogni metro di territorio e zone di protezione. Appena sarà operativo il provvedimento saranno i tecnici ministeriali ad approvare il progetto della condotta sottomarina ed a farlo realizzare con i poteri straordinari di protezione civile.
Il ministero dell’Ambiente disporrà nei prossimi giorni il commissariamento di Acquedotto Pugliese per il depuratore di Nardò-Porto Cesareo: lo confermano fonti di Aqp e della stessa Regione. Significa che dopo anni di liti con i Comuni, saranno i tecnici ministeriali ad approvare il progetto della condotta sottomarina ed a farlo realizzare con i poteri straordinari di protezione civile. Ma non è l’unico problema che riguarda il settore della depurazione: dall’ultimo monitoraggio effettuato dal ministero, su dati della stessa Regione, è emerso che in Puglia circa una decina di progetti sono in grave ritardo ed a rischio de-finanziamento.Si tratta delle opere comprese nella delibera Cipe 60/2012, che ha finanziato 31 progetti pugliesi con un limite di impegno al 31 dicembre 2015.
In molti casi, quasi tutti relativi alla provincia di Foggia, il cronoprogramma non è però stato rispettato. Ad esempio per il completamento della rete idrica e della rete fognaria di Cagnano Varano, due progetti che valgono 15 milioni e che non risultano essere ancora stati appaltati. Ci sono poi progetti più piccoli che riguardano la fogna di Celenza Valfortore, Panni, Alberona, Accadia, Carlantino, Bovino, Volturino, Castelluccio e Celle San Vito: in totale parliamo di quasi 25 milioni di euro che potrebbero essere revocati.
Il ministero è intenzionato ad imprimere una accelerazione ai progetti, anche per mettersi al riparo dalle tre procedure di infrazione Ue che riguardano la tutela delle acque: la Puglia non è la più «cattiva», ma è tra quelle che hanno accumulato i maggiori ritardi. Ritardi che - fanno sapere dalla Regione - dipendono dalla mancanza dei progetti, a loro volta addebitabile ai Comuni (per le reti idriche o fognarie) o anche allo stesso Acquedotto, che però incolpa le ex Province e la stessa Regione per i ritardi autorizzatori.
Un tema su cui è intervenuto, ieri, il consigliere regionale Fabiano Amati (Pd), ex assessore ai Lavori pubblici, che chiede di applicare un metodo “da Protezione civile”: «L’unica possibilità che esiste per portare a compimento i lavori nei tempi prescritti è convocare i Comuni e Aqp per fissare uno stringente cronoprogramma». Ma, in generale, ogni estate si ripropone il problema della mancanza dei depuratori: «Il ritardo - dice Amati - è dovuto anche al confronto con il territorio, che allo stato mi sembra aver trovato un punto di approdo. Siamo sotto infrazione ed è evidente che la Puglia rischia sanzioni, ed è sempre necessario prevedere un recapito finale come previsto dalla legge. L’affinamento? Si può, a condizione che ci sia chi decide di riutilizzare l’acqua in agricoltura: altrimenti sono soltanto buone intenzioni. Ma senz’altro i primi mesi della prossima legislatura dovranno essere dedicati in maniera puntualissima a questi interventi».
















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