NARDO' - Gentile Portadimare, mi scuso per la lunghezza, ma la sintesi era difficile.
Ho letto con partecipazione, amarezza, disincanto gli interventi del Sig. Moggio, di Anna e Serena (che conosco bene).
Ahimé, li condivido e dissento contemporaneamente da tutti e tre. Gli interventi del forestiero o pseudo tale (magari è più neritino di me che non sono nata a Nardò) sono, purtroppo, ampiamente condivisibili, anche se la neretina che è in me mi suggerirebbe il nostrano e incivile “statte ccasa tua”.
Il secondo intervento del Sig. M. è meno leghista del primo e quindi si legge più serenamente. Anna ha detto cose giuste ma è partigiana come me. Serena, con gli slalom sulle schifezze, riassume la situazione di chi a Nardò ci vive e si arrabbia tutti i giorni. Come dar loro torto?!
Da sociologa da strapazzo, abbozzo una mini-fenomenologia del neritino e lo individuo, per esempio, nel tipo che, attraversando in auto Corso Galliano nell’ora di punta, pensando di trovarsi a Londra, adocchia un parcheggio sull’altro lato della carreggiata e, con charme tutto neretino, naturalmente parlando incessantemente al telefonino, taglia la strada alla fila di auto in senso opposto e parcheggia contro mano, dando così fastidio la prima e la seconda volta, costringendo tutti ad aspettarlo mentre fa la manovra inversa per uscire dal parcheggio dell’accidente. Queste cose, francamente, le ho viste solo a Nardò. Questo personaggio a Nardò viene chiamato “spiertu”. Qualcuno spieghi il concetto al sig. M.
Poi c’è il parcheggiatore seriale (non autorizzato) sul parcheggio riservato, magari a invalidi: “scusi, un attimino…”. Quell’”attimino” suscita in me abissi di cattiveria, roba che scatenerei un’ intifada. Purtroppo, spessissimo sono gentili signore (neritine) tacco 12: ma compratevi un paio di scarpe da ginnastica e camminate che vi fa bene, deficienti.
Molte, come si evince, sono scorrettezze stradali. Purtroppo la misura di civiltà di un Paese si vede anche in auto, con tutti i pericoli del caso. Due giorni fa ho incontrato un sottotipo di spiertu: percorrevo la strada che costeggia il Liceo classico, con numerosi stop. Da provinciale qual sono, mi sono fermata a tutti (andavo verso S. Gerardo).
Dietro di me c’era un tipo che non riusciva a sorpassarmi, a meno di non falciare me, biciclette, auto e pedoni e che ha avuto la capacità di strombazzarmi il clacson a tutti gli stop che ho rispettato, gesticolando contemporaneamente.
Quando ha svoltato a destra “per andare dove doveva andare” era rosso granata come la maglia del nostro Nardò (sempre forza Toro), mi ha lanciato un ultimo anatema, ha sollevato un polverone e, con ampio gesto di mano (e un chiarissimo labiale che ho visto nello specchietto), mi ha mandata, da ultimo, a quel Paese.
Ma quale Paese? Alla fine preferisco il mio e i miei concittadini, “vil razza dannata” della quale faccio parte. Vorrei solo che fossimo migliori.
La mia Nardò è una bella città con bellissimo territorio, palazzi antichi, centro storico elegante e tranquillo, mare unico e profumo unico. Non ha l’eguali la mia Città.
Ma neanche i miei Concittadini, che saranno anche sciatti, incivili, furbastri, spierti, automobilastri, ma sono anche generosi, ordinati, hanno buon gusto, sono ospitali, sanno ancora apprezzare le piccole cose e riescono ancora ad arrabbiarsi.
Sono, praticamente, Italiani.
P.S. lettura riservata ai Neretini. Forse, data la nostra unicità e peculiarità, potremmo chiedere un posto privilegiato all’EXPO.
Altro che Nardò “culla d’Europa”: ragazzi, se continuiamo così ritorniamo al Paleolitico medio o superiore, ma facendo il percorso inverso. Eh, sì, va bene la resistenza civile che chiede Portadimare. E qualcuno dica al Sig. Moggio (anche se lo sa) che ci chiamiamo non nerdiani ma Neritini o Neretini (anche su questo riusciamo a creare confusione). E ricordiamoci che il primo bene di un popolo è la sua dignità (non lo dico io ma Cavour): non barattiamola.
Il mio Nardò mon amour é stato scritto prima di leggere le repliche civili e molto belle di Anna e del Sig. Moggio. Apprezzo Moggio ma sono d'accordo con Anna: classe tutta neretina.
Giuseppina
















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