NARDO' - "Ho il dovere, in qualità di Coordinatore cittadino del PD, di intervenire sulla questione dei reflui di Nardò e Porto Cesareo, per contribuire a far chiarezza sui vari aspetti presi in esame nel dibattito che si sta sviluppando anche in questi giorni. E’ un argomento della massima serietà che va affrontato con raziocinio e senza superficialità, assumendo tutti i termini di conoscenza sulla questione, anche a rischio di apparire pignoli e ripetitivi. Mi scuso, quindi, della indispensabile lunghezza di questo scritto".
Attualmente gli scarichi fognari di Nardò finiscono direttamente a riva nel mare di Torre Inserraglio (sotto gli scogli, infatti vi è divieto di balneazione!). Come noto, il Comune di Nardò, con una delibera di Consiglio Comunale del 2012, si è opposto al progetto Regione - AQP che prevedeva lo scarico sempre nel mare di Torre Inserraglio, ma attraverso una condotta sottomarina di 1000 metri (affinché i liquami finissero al largo e non sotto la riva). Si è opposto perché il progetto pretendeva di far confluire a Torre Inserraglio anche i reflui di Porto Cesareo, attraverso una condotta sotterranea che avrebbe attraversato il Parco di Portoselvaggio all'altezza della Palude del Capitano. Ipotesi inaccettabile per il nostro comune!
Ebbene, il Comune di Nardò, in tutti i tavoli tecnici regionali organizzati sull'argomento ha sempre rappresentato le motivazioni della contrarietà a tale progetto, chiedendo alla Regione, all’AQP e all’Autorità Idrica Pugliese di valutare soluzioni alternative allo scarico a mare e presentando anche proposte scaturite da incontri tenuti con gli ambientalisti locali.
Il progetto bocciato dal nostro consiglio comunale è impraticabile!
Va detto che le proposte alternative fin qui avanzate, anche in sede ministeriale, non sono state ritenute praticabili, sotto i profili tecnico e giuridico, dagli Enti di cui sopra, che, a sostegno delle loro ragioni, hanno prodotto appositi documenti ed elaborati.
Si è determinata, quindi una situazione di forte contrapposizione fra l’Amministrazione Comunale di Nardò e quegli enti medesimi, che ha indotto il Ministero dell'Ambiente ad intervenire, convocando a Roma un primo tavolo tecnico nel mese di marzo, nel quale si sono nuovamente confrontati, da una parte, il Comune di Nardò e dall'altra Regione Puglia, AQP, Autorità Idrica Pugliese.
Tutte le parti hanno esposto davanti ai rappresentanti del Ministero le proprie ragioni (del verbale riportante le risultanze di tale incontro, pervenuto dal Ministero, l'Amministrazione Comunale ha dato diffusione a mezzo stampa). Il Ministero ha preso atto delle diverse argomentazioni e ha aggiornato l'incontro. Di conseguenza, le parti si sono nuovamente incontrate a Roma nei giorni scorsi, ciascuna mantenendo le proprie immutate e non conciliabili posizioni. A questo punto, i rappresentanti del Ministero hanno deciso di accordare alle stesse alcuni giorni per tentare di giungere ad una soluzione condivisa, in assenza della quale lo stesso ministero non avrebbe potuto fare altro che ricorrere ai poteri sostitutivi previsti dal decreto "Sblocca Italia", avocando a sé le decisioni del caso. C'è da sottolineare che, durante il confronto sui tavoli tecnici organizzati a Roma, i rappresentanti ministeriali hanno chiaramente dimostrato che – stando alla normativa nazionale attualmente vigente – soluzioni alternative allo scarico a mare, nel caso in esame, non erano praticabili dal punto di vista sia tecnico che giuridico e hanno lasciato esplicitamente intendere che, in caso di "commissariamento” (scelta obbligata in assenza di accordo fra le parti), sarebbe stato avallato il progetto proposto da AQP, previa qualche modifica "precauzionale”.
Per questo motivo, anche al fine di poter esporre con accuratezza e pienezza di notizie la situazione all'apposita Commissione Consiliare e alla Consulta dell'Ambiente, per il significativo contributo delle stesse alla formazione delle decisioni conclusive che il Comune di Nardò deve assumere, sono stati preventivamente effettuati due incontri con Regione, AQP e Autorità Idrica Pugliese al fine di valutare la disponibilità di tali Enti ad accettare un accordo e un percorso (in breve, con l’abusato termine, un “protocollo di intesa”).
Con tale accordo, detti enti si impegnerebbero sostanzialmente a finanziare con fondi europei il completamento o la realizzazione delle reti fognarie nelle zone di Nardò, S. Isidoro, Santa Caterina, Santa Maria al Bagno,Torre Squillace già servite da rete idrica e gli adeguamenti dei due impianti di depurazione ai fini del riutilizzo dei reflui affinati – per le quantità consentite – da parte del Consorzio di Bonifica dell’Arneo e dell’ARIF. I finanziamenti servirebbero anche per approfondire lo studio meteo marino, per effettuare il monitoraggio della condotta sottomarina ai fini dell’allungamento della stessa e per realizzare il nuovo tracciato, esterno all’area del Parco, della condotta a terra.
Sulla base di tali presupposti – qui riportati in modo molto sintetico, ma che possono essere approfonditi leggendo la bozza di “protocollo” – il Comune di Nardò, anche in quanto Ente gestore Parco, potrà rilasciare le autorizzazioni e i nulla osta di competenza per la realizzazione delle diverse opere, ivi inclusa la condotta sottomarina, al fine di limitare l’applicazione di provvedimenti di infrazione da parte della Commissione Europea e migliorare conclusivamente lo stato ambientale e le condizioni di fruizione dell’area costiera (per quanto ovvio, è da notare che, in caso di commissariamento ministeriale, autorizzazioni e nulla osta non sarebbero più necessari). Il mancato rispetto del “Protocollo”, del quale comunque potrebbe farsi garante il Ministero dell’Ambiente, comporterebbe la richiesta di esercizio dei poteri sostitutivi da parte di ciascun Ente sottoscrittore.
Il sindaco Marcello Risi e gli amministratori comunali del Partito democratico, pur non sottraendosi al confronto, restano molto perplessi. Il sindaco giudica molto negativamente l’atteggiamento fin qui tenuto da Regione Puglia e Acquedotto Pugliese. In un incontro di partito ha definito assai scandalose e superficiali le scelte della Regione e dell’AQP.
Resta aperto il dialogo. Ma senza un vero cambio di registro il Partito Democratico di Nardò continuerà a far valere le sue ragioni in ogni sede, compreso Palazzo Chigi. A Roma il sindaco Marcello Risi e l’assessore Cosimo Natalizio hanno spiegato ai dirigenti del Ministero che è da irresponsabili fingere di credere che tutto si risolva con la rete fognaria di Porto Cesareo. Prima o poi anche a Bruxelles (da dove partono le infrazioni comunitarie) si accorgeranno che S. Isidoro e Porto Cesareo stanno praticamente accanto. E che il mare è sempre quello. Chi lo spiegherà poi all’Unione Europea che tutto il litorale di Nardò è ancora senza rete fognaria?
Rino Giuri, Coordinatore Circolo P.D. Nardò
















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