La Diocesi di Nardò-Gallipoli verso il Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze “In Gesù Cristo, il nuovo Umanesimo”.
Ad ormai quasi dieci anni dall’ultimo, tenutosi a Verona nel 2006, la Chiesa italiana celebrerà quest’anno a Firenze, tra il 9 e il 13 novembre, il 5° Convegno Ecclesiale Nazionale, avente come tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”.
E, proprio in preparazione a questo importantissimo evento, il nostro vescovo, S.E. Mons. Fernando Filograna ha invitato, il 14 maggio, presso il Seminario diocesano, S.E. Mons. Vito Angiuli, Vescovo di Ugento – S. Maria di Leuca, a presentarne la traccia ai sacerdoti ed agli operatori pastorali, delegati parrocchiali della nostra Diocesi di Nardò-Gallipoli.
“Un appuntamento fissato prima della Pentecoste perché – ha precisato Mons. Filograna - anche in questo vogliamo chiedere il dono dello Spirito su di noi e sulla nostra Chiesa, sulla nostra Diocesi, lasciandoci illuminare dal cammino della Chiesa universale tratteggiato dal Papa nell’ “Evangelii Gaudium” e dal cammino della Chiesa italiana che trova nel Convegno di Firenze un momento forte di riflessione”.
Così, dopo una breve introduzione di Don Piero De Santis, Parroco della Concattedrale Sant’Agata in Gallipoli, nonché Direttore dell’Istituto Pastorale Pugliese e Delegato al Convegno di Firenze, che ha sottolineato come lo sfondo del Convegno sarà quello dei precedenti convegni, indicato negli orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, “Educare alla vita buona del Vangelo”, con l’attenzione sempre tesa a considerare l’urgenza dell’Evangelizzazione nel contesto sociale in cui viviamo, Mons. Angiuli ha percorso insieme ai presenti le “cinque vie di umanizzazione” della Traccia, ovvero quei “cinque movimenti esistenziali” da intraprendere sin da subito nelle nostre quotidiane realtà 'di frontiera', per arrivare a vivere bene la 'festa dell'umano' che vuole essere l'appuntamento nazionale di Firenze.
1^ via: USCIRE
Ma da dove uscire? E verso dove andare?
Sono domande significative da considerare alla luce della Parola di Gesù: «Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo» (Gv 16, 28) e del Vangelo della Trasfigurazione “Ed ecco, due uomini parlavano con lui; essi erano Mosè ed Elia, i quali, apparsi in gloria, parlavano della sua dipartita che stava per compiersi a Gerusalemme.” (Lc 9, 30-31).
Ci appare chiaro, allora, come il nostro uscire debba essere una “ex-stasis” (dal greco, essere fuori) ed un “èxodos”, (dal greco, “uscita”). In altri termini il cristiano futuro deve essere un mistico missionario. Deve uscire da sé per andare verso Dio (mistico) e verso l’uomo (missionario), contrapponendosi, con una mistica popolare e di fraternità, all’attuale cultura dell’individualismo che vede ognuno rintanato in sé stesso. E, infatti, se manca Dio non c’è fraternità.
2^ via: ANNUNCIARE
Annunciare significa essere discepolimissionari, tutto unito, senza trattino!
L’annuncio deve incentrarsi sul “kerygma”, che deve occupare il centro dell’attività evangelizzatrice e di ogni intento di rinnovamento ecclesiale. Il kerygma è trinitario. È il fuoco dello Spirito che si dona sotto forma di lingue e ci fa credere in Gesù Cristo, che con la sua morte e resurrezione ci rivela e ci comunica l’infinita misericordia del Padre. Sulla bocca del catechista torna sempre a risuonare il primo annuncio: “Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti”. (EG 164).
E’ un annuncio esperienziale di cui è particolarmente importante il modo e lo stile.
Dobbiamo annunciare ciò che viviamo.
3^ via: ABITARE
Il cristiano è straniero e pellegrino. Abita camminando, non creando una stabilità.
Bisogna abitare occupandoci del lavoro, custodendo il creato, interessandoci dell’ecologia, non solo ambientale ma anche sociale ed umana.
Dobbiamo abitare prendendoci cura delle debolezze delle fragilità dell’uomo.
4^ via: EDUCARE
Educare è una forma di generazione (EG 46-49) e di accompagnamento.
La maternità è un accompagnamento che dura tutta la vita.
La Chiesa deve essere una madre che accoglie sempre!
Più che mai abbiamo bisogno di uomini e donne che, a partire dalla loro esperienza di accompagnamento, conoscano il modo di procedere, dove spiccano la prudenza, la capacità di comprensione, l’arte di aspettare, la docilità allo Spirito, per proteggere tutti insieme le pecore che si affidano a noi dai lupi che tentano di disgregare il gregge. Abbiamo bisogno di esercitarci nell’arte di ascoltare, che è più che sentire. (EG 171)
5^ via: TRASFIGURARE
Si tratta di lasciarsi trasformare in Cristo per una progressiva vita «secondo lo Spirito» (Rm 8,5). (EG 162)
Ecco allora che la sfida è lanciata!
Una sfida, e non solo per il cristiano, che consiste nel cercare di stagliare veramente un orizzonte nuovo, umano, con inevitabili incognite e rischi di percorso ma per il quale vale certamente lo sforzo di cimentarsi se si vuole fare del prossimo Convegno di Firenze un volano che avvii nelle nostre Chiese, nella nostra cultura e nella nostra società un fecondo ed entusiasmante processo di rinnovamento e di speranza in un futuro migliore.
















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