NARDO' - Un articolo che riprendiamo, e che fa riferimento ai "braccianti agricoli assoggettati a qualche caporale per una manciata di auro in qualche industria ortofrutticola meridionale", ci ha fatto riflettere sulle asfittiche condizioni della vecchia Europa e su quanti, leghisti in primis, si affannano a difendere la razza ed i confini.
LUGANO - Mentre anche in Svizzera la destra populista soffia sul fuoco dei sentimenti xenofobi, per arginare l'afflusso di profughi, un gesto distensivo arriva dall'Unione Svizzera dei Contadini, l'associazione che rappresenta gli agricoltori elvetici. Che si è offerta di assumere, per farli lavorare nei campi, quei rifugiati e richiedenti l'asilo che intendano integrarsi, nel migliore dei modi, nella Confederazione.
"Offriamo i salari previsti dai contratti di categoria, oltre alla possibilità di apprendere una delle quattro lingue nazionali, praticate in Svizzera", la proposta . Le condizioni sono allettanti per chi, magari, da clandestino, si è accontentato di una manciata di euro al giorno, per lavorare agli ordini di un "caporale", in qualche ditta ortofrutticola dell'Europa meridionale. "Noi paghiamo il minimo legale, ovvero 2300 franchi il primo mese e 3200 a partire dal secondo", fa sapere l'Unione Svizzera dei Contadini. Volendo tradurre in moneta unica si parte con poco più di due mila euro il primo mese, per passare a circa tre mila il secondo.
Intendiamoci, gli agricoltori elvetici non sono mossi, unicamente, dallo spirito di solidarietà. Il loro problema, infatti, è costituito innanzitutto dalla mancanza di manodopera. Cui hanno supplito, finora, con immigrati polacchi e portoghesi. Avendo, però, in casa, ora, migliaia di africani si sono chiesti se non fosse meglio offrire loro un lavoro, piuttosto che vederli ciondolare, con le mani in mano, per le vie di città e villaggi che li tollerano a stento. "Alcune di queste persone sono qui da almeno tre anni, altri da 6, ed essendoci penuria di personale, nel settore agricolo, mi sembra una buona idea quella di offrire loro un lavoro", l'opinione del professor Etienne Piguet, che si occupa di politica migratoria all'Universita' di Neuchatel. "Oltretutto- dice ancora il docente -si sgraverebbero i contribuenti dall'onere di mantenere un bel po' di gente". Lo Stato, in effetti, si vedrebbe sensibilmente diminuire i costi visto che, per ogni richiedente l'asilo o rifugiato. impiegato in fattoria, non dovrebbe versare più di 200 euro al mese. Circa il 10 per cento di quanto gli tocca sborsare oggi.
















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