NARDO' - E’ letteralmente appesa ad un filo, quello dei macchinari che lo fanno respirare artificialmente, la vita di Armando Polo, quaranta anni da compiere il prossimo trenta agosto.
L’uomo, notissimo artigiano di Nardò (effettua anche numerosi lavori per il Comune neritino) si occupa di carpenteria metallica con la ditta della famiglia, particolarmente sfortunata per due altri tragici episodi che hanno coinvolto prima lo zio, deceduto nel 2003, e poi il padre, rimasto a lungo tra la vita e la morte nel 2012.
Polo si è schiantato contro un palo della pubblica illuminazione nella notte tra domenica e lunedì, probabilmente mentre rientrava a casa e stava per girare in strada Torremozza. Aveva trascorso la serata con amici prima nella zona di Uluzzo, fino alle 23, e poi nella piazzetta di Santa Caterina.
Il curvone che conclude il lunghissimo rettilineo di Strada Santa Maria (zona Mondonuovo) gli è stato fatale. Per cause da accertare, ma sicuramente il cinquantino Liberty blu, con il quale tutti erano abituati a vederlo, ha accusato uno sbandamento sulla destra e nel suo stesso senso di marcia, l’uomo è finito fuori dalla carreggiata. Lì il battistrada è di pochissimi centimetri così Polo è stato sbalzato dallo scooter ed è finito con il corpo contro la base del palo. A trovarlo in quelle condizioni, già privo di conoscenza, una ragazza che si è trovata a passare su quella strada, molto frequentata in estate, e che ha chiamato i soccorsi. L’ambulanza del 118, giunta sul posto, ha trasportato l’uomo prima all’ospedale di Gallipoli da dove, considerate le gravissime situazioni generali, è stato spostato al “Vito Fazzi” di Lecce.
I medici del capoluogo hanno riscontrato le gravissime lesioni riportate dal quarantenne, giudicate gravi talmente da ipotizzare la possibilità della donazione degli organi essendo sopravvenuta la cosiddetta morte cerebrale. Uno stato di coma irreversibile che è il più difficile da accettare dai familiari.
L’uomo presentava attività respiratoria solo perché ancora collegato alle macchine e i genitori, Claudio e Gabriella Inno (Armando ha anche una sorella minore, Valentina) sperano ancora in una ripresa. Intanto in città si è messa in moto una catena di solidarietà e di preghiera: credenti e non sperano in un miracolo perché interpretano questa fiammella, sia pur artificiale, come una speranza perché il buon “Armandino” possa lentamente riprendersi così come è successo a suo padre.
















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