NARDO' - Emergono i particolari di una notte di follia. L'uomo, in caserma, ha preso "di mira" una parete in muratura e l'ha colpita con la testa. E' stato medicato con una vistosa fasciatura al capo per le ferite riportate. I volenterosi e validi carabinieri inzaccherati di sangue e stravolti dopo una nottata così movimentata.
«Non ricordo nulla. Neppure di aver raggiunto casa di mia moglie ». Sono state le poche parole pronunciate nel corso dell’udienza di convalida da Bruno Prete, l’i mprenditore agricolo di 51 anni residente a Nardò, arrestato nella notte tra mercoledì e giovedì dopo aver appiccato fuoco all’auto della ex moglie. In poco più di dieci minuti Prete ha spiegato al gip Carlo Cazzella quanto accaduto in quelle ore notturne per quel poco che ricordava a causa della mente offuscata dai fumi dell’alcol. Prete ha comunque voluto porgere le proprie scuse ai figli per il trambusto e i danni provocati ai carabinieri stessi per le intemperanze proseguite fino a notte fonda non appena è stato accompagnato in caserma. Il gip ha comunque convalidato l’arresto applicando la custodia cautelare in carcere.
Il suo avvocato difensore Tommaso Valente si è riservato sulla possibilità di presentare delle memorie difensive. L’arresto dell’uomo è stato piuttosto concitato. Prete, così come accertato dai carabinieri, aveva raggiunto casa della ex moglie, Marisa Risi, (assistita dall’avvocato David Dell’Atti), appiccando fuoco al vano motore della Mercedes della donna servendosi di benzina. L’auto è stata completamente danneggiata dalle fiamme ed è anche esploso il cofano. Subiti dopo Prete ha cercato di allontanarsi ma il suo volto e, soprattutto, l’intero raid è stato immortalato dalle videocamere di sorveglianza. Inoltre il piromane è stato riconosciuto da un figlio. Scattata immediatamente la segnalazione alle forze dell’ordine i carabinieri hanno bloccato Prete a poche centinaia di metri. Accompagnato in caserma l’imprenditore ha proseguito nelle sue intemperanze fino all’alba quando l’uomo è stato ammanettato e accompagnato in carcere.
















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