NARDO' - Ha più senso definirlo un “incidente”, cioè un evento inatteso e casuale, quando le strade sono intasate da persone non abili alla guida per età, invalidità permanenti e temporanee, droga, alcol? Dopo quasi quindici anni spesi incontrando migliaia di giovani, Walter Gabellone in parte si “arrende” e rinuncia a parlare solo di prevenzione come ha fatto fino ad ora. Ecco le sue riflessioni dopo l'incidente di Melendugno nel quale hanno perso la vita due ragazzi.
«Non è più sufficiente, forse nemmeno necessario – dice amareggiato e scioccato dagli eventi – ma bisogna necessariamente passare alla repressione. Che sia durissima e implacabile».
Gabellone è il presidente dell’associazione “Alla conquista della vita” e da quel tragico 27 febbraio del 2002, quando perse la vita il suo Giulio dopo un incidente stradale alla periferia di Nardò, ha deciso di abbracciare la croce e diventare testimone del dolore che prova un genitore che perde un figlio appena diciottenne. Solo ora, però, si rende conto di non aver mai avuto al suo fianco un alleato formidabile: la legge di uno Stato civile.
«Sono amareggiato – esordisce - per la mancanza dell’applicazione della legge sull’omicidio stradale di cui pure noi siamo tra i primi firmatari. Una legge che attendiamo da diversi anni ormai; sappiamo che tutto è pronto ma non capiamo perché dobbiamo attendere ancora. Se ci fosse la certezza della pena, magari quindici anni di reclusione, forse questi delinquenti non ammazzerebbero più o ci penserebbero due volte prima di salire in auto ubriachi o strafatti. Anche stavolta, invece, avremo due giorni di parole e di roboanti interventi e poi vedremo tutti rifugiarsi nell’indif ferenza più totale».
Gabellone passa, poi, al tema più delicato: il ruolo della famiglia. «Lo Stato ci dia la possibilità di svolgere il nostro ruolo di genitori ma ci affianchi: si faccia una legge che imponga il rientro a casa per i minori motorizzati entro la mezzanotte. Forse il sindaco di Gallipoli non aveva tutti i torti e io credo che di fronte ad una legge del genere molto genitori si organizzerebbero, come ad esempio chiamare la polizia per comunicare che il proprio figlio è uscito contro la loro volontà».
Gabellone dice quello che molti hanno paura anche di pensare: il timore di far sentire il proprio figlio un “disadattato” perché non esce con gli altri, perché non fa le cose che fanno gli altri, sta restituendo ai genitori figli morti, non diversi dagli altri. Ed è ora di dire basta.
«La sanzione potrebbe essere una ammenda al genitore e il giovane rispedito a casa con relativo fermo del mezzo almeno per un mese – conclude Gabellone - con tutte le spese addebitate al genitore anche quelle di riaccompagnarlo a casa con un taxi o altro mezzo, senza gravare sulla comunità. Probabilmente, di questi tempi, toccare il portafoglio potrebbe incoraggiare i genitori ad essere più severi. Ormai penso che ci voglia il polso duro: basta prevenzione, ne abbiamo fatta abbastanza e i risultati sono questi? Siamo l’unica nazione dove tutto è concesso, basta farsi un giro altrove e si vede come sia più rigida la normativa in merito».
















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