L'ospedale di Lecce è teatro di un cruento episodio. Un detenuto di Trepuzzi, condotto nel nosocomio per un accertamento diagnostico, fugge terrorizzando un intero reparto. Riesce ad estrarre una pistola dalla fondina di un agente di polizia penitenziaria e spara, ferendo gravemente una persona. Poi, all'esterno, punta l'arma alla testa di una donna e le sottrae l'auto per dileguarsi e sparire chissà dove. Ora è introvabile.
"Siamo sulle sue tracce da più di 24 ore e non possiamo escludere alcuna ipotesi: da quella che prende in esame la possibilità che possa contare su un supporto importante che riesce a nasconderlo, a quella che abbia agito in modo autonomo. D'altronde coordinare ricerche estese sul territorio nazionale di un soggetto in fuga verso direzioni che non conosciamo, è complesso".
Il soggetto di cui parla Cataldo Motta, capo della DDA e della procura di Lecce, è Fabio Perrone l'ergastolano evaso ieri approfittando di un esame medico a cui doveva sottoporsi. L'uomo è riuscito a scappare non prima di aver ferito tre persone, di aver esploso per aria nel reparto di Chirurgia dell'ospedale 'Fazzi' di Lecce diversi colpi di pistola e aver rubato un'auto. Ora è ricercato per tentativo di omicidio, evasione, spari in luogo pubblico, rapina e porto abusivo di arma da fuoco. Ma dove potrebbe essere finito? "Potrebbe essere anche all'estero", ipotizza Motta e aggiunge: "Trepuzzi, il suo paese natale è blindato ma la possibilità che sia lì, è bassa".
A Trepuzzi si respira un clima surreale: agenti e carabinieri sono dappertutto. E cercano ovunque: nei casolari abbandonati, nelle campagne, sui litorali. Ma di Perrone, detto 'triglietta', non c'è traccia. Come non c'è traccia dell'utilitaria che ha rubato. Scende anche l'ipotesi premeditazione: all'ergastolano è stato comunicato giovedì sera che l'indomani sarebbe dovuto andare in ospedale. "Non possiamo escludere che abbia avvisato qualcuno: tutto è possibile", dice Motta e afferma: "L'unica cosa certa è che nessuno lo attendeva fuori dall'ospedale". E i familiari? "Nei limiti degli accertamenti compiuti - risponde Motta - non ci sono difformità di condotta rispetto ai giorni scorsi". E le ricerche continuano.
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Esprimo la mia vicinanza all'agente di polizia che versa in gravissime condizioni e lotta in queste ore tra la vita e la morte.
Un episodio gravissimo, quello avvenuto stamattina all'Ospedale "Vito Fazzi" di Lecce, che non può e non deve lasciarci indifferenti, ma deve piuttosto invitarci ad una più
profonda riflessione.
Da tempo, infatti, i sindacati della polizia penitenziaria sollevano il problema del pericolo di fuga dei detenuti dalle strutture sanitarie e denunciano le difficoltà nelle quali sono
costretti a lavorare ogni giorno. Ed ecco che oggi, a conferma di tutto ciò, arriva questa triste notizia.
Mi auguro che le forze dell'ordine riescano quanto prima ad assicurare alla giustizia Fabio Perrone e auspico che quanto avvenuto oggi sia da stimolo per affrontare una volta per tutte, nelle sedi competenti, quelli che sono i disagi di quanti ogni giorno operano per vigilare sulla sicurezza dei cittadini.
Ernesto Abaterusso (consigliere regionale)
















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