NARDO' - Pochi minuti di sconsiderata follia, andati in scena sabato scorso in corso Galliano, sono costati cari a Francois Gregorio Vonghia, neritino di quasi 44 anni: dopo la furiosa lite con ausiliari del traffico e, poi, con gli agenti del locale commissariato intervenuti sabato sera in corso Galliano, l’operaio torna in libertà ma dopo aver patteggiato otto mesi di reclusione. Pena sospesa e revoca dei domiciliari, dunque. Questo il buon risultato ottenuto dal legale dell’operaio, l’avvocato Massimo Muci, ma la direttissima celebrata davanti al giudice Natasha Mazzone rivela particolari molto singolari che spiegano – se così si può dire – la furia irrazionale dell’uomo che ha portato a colpire con un pugno l’ausiliario del traffico Emilio Pastore, ferito al volto e ad un occhio.
L’operaio ha fatto fatica a ricordare che cosa sia successo in quei momenti convulsi al centro di Nardò, in corso Galliano. Certo è che i due ausiliari (l’altro era Raffaello Presicce) si trovavano per strada, davanti ad un’automobile in sosta vietata sulle strisce pedonali. Si trattava di un’auto “importante”, la Mercedes del presidente della locale squadra di calcio, e questo – a meno che l’uomo non sia un super-ultras deciso a difendere anche l’auto del massimo esponente granata - potrebbe aver indotto Vonghia a pensare che i due non avessero intenzione di sanzionare quella condotta con una multa.
Invece pare che i due stessero regolarmente procedendo tanto che lo stesso Vonghia, davanti al giudice, ha ammesso che l’episodio gli ha rammentato quando egli stesso è stato sanzionato, in passato, con una contravvenzione.
Proprio questo ricordo, di aver ricevuto una multa a suo dire immotivata, gli avrebbe fatto scattare la scintilla della rabbia tanto da sbottare contro gli ausiliari e ferirne uno (“vi spacco la faccia, vi uccido a mazzate”), poi colpire ripetutamente la Mercedes con claci e pugni, infine sputare sulla divisa e minacciare di morte anche due agenti di polizia, immediatamente intervenuti per fermarlo.
















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