NARDO' - Si parte dalla difesa della Corte d'Appello di Lecce per passare, poi, ad una riflessione sugli uffici periferici che offrono un enorme servizio ai cittadini ed all'utenza in generale. Lo scritto è dell'avvocato Pippi Bonsegna.
Ho letto le varie prese di posizione, dei politici, degli Avvocati, dei Magistrati, tutti mobilitati, sia pure con diverse sfumature e da diversi punti di osservazione, a sostenere che la importante tradizione, l’estensione territoriale e il carico di lavoro della Corte di Appello di Lecce impongono di non cancellarla. E’ difficile non essere d’accordo e, per il momento, non si è levata, almeno pubblicamente, nessuna voce di dissenso.
Anche l’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana, nella Conferenza Nazionale tenuta a Torino dal 26 al 28 novembre, ha preso pubblica posizione perché attraverso la ventilata soppressione di alcune sedi di Corte d’Appello non venga portato ad ulteriore compimento l’impatto devastante della riforma, dettata dalla pseudo teoria economica dei “tagli lineari”, sulla efficienza del sistema giustizia.
E’ sotto gli occhi di tutti, infatti, il fallimento della revisione della geografia giudiziaria che ha portato alla soppressione in tutta Italia di circa 900 uffici giudiziari fra Tribunali, Procure della Repubblica, Sezioni Distaccate dei Tribunali e Uffici del Giudice di Pace.
Non sono stati, infatti, realizzati gli obiettivi che la riforma si prefiggeva: miglioramento del servizio Giustizia in favore del cittadino e diminuzione dei costi. Al contrario, il servizio non è affatto migliorato e i costi, complessivamente considerati, non sono affatto diminuiti, né per lo Stato, né per i cittadini.
So che, su questo aspetto, non tutto il fronte che ora si dice d’accordo a mantenere la Corte d’Appello, è stato altrettanto compatto. La Magistratura non lo è stata, in nome, principalmente, del principio della specializzazione del Giudice, ma anche ampi strati dell’Avvocatura, specie quella operante negli Uffici Giudiziari accorpanti, non lo sono stati, sottovalutando però l’enorme valore della giustizia di prossimità.
Ora è bene, però, ribadire convintamente le ragioni che ci uniscono rispetto a quelle che ci hanno divisi.
Ed allora. Occorre fare fronte comune e non minimizzare il pericolo, perché il Governo fa sul serio.
Il ministro Orlando non ha mai fatto mistero che, venuti meno i criteri della precedente legge delega, occorreva individuarne di nuovi. Ed è per questo che, il 12.8.2015, ha emanato il Decreto Ministeriale che si prefigge l’obiettivo di “sviluppo del processo di revisione della geografia giudiziaria, attraverso una riorganizzazione sul territorio delle Corti d’Appello e delle Procure Generali, dei Tribunali Ordinari e delle Procure della Repubblica ed una collegata promozione delle specializzazioni nella ripartizione delle competenze”.
La riorganizzazione è, quindi, prevista non solo per le Corti d’Appello e le Procure Generali presso le Corti d’Appello ma anche per i Tribunali ordinari e le Procure della Repubblica!
Il che significa che il numero delle Corti d’Appello potrà corrispondere, secondo gli ottimisti, a quello dei capoluoghi di Regione ma anche che possa corrispondere a quello, inferiore, delle c.d. macroregioni (12?).
Ma significa pure che, venuta meno la mai digerita “regola del tre”, che ha consentito, con la precedente legge delega, il mantenimento di almeno tre Tribunali per ogni Corte d’Appello, molti altri Tribunali c.d. minori, anche “provinciali”, potranno essere soppressi, e con essi gli Uffici della Procura della Repubblica!
Questo è il disegno, non tanto nascosto, se è vero come è vero che, per realizzarlo, il Ministro ha chiamato a far parte della apposita Commissione istituita con il D.M. e che, salvo proroghe, dovrà completare i lavori entro il prossimo 31 dicembre, uomini di dichiarata esperienza in tal senso.
Primo fra tutti, il presidente Vietti, già vicepresidente del CSM all’epoca della “prima” riforma, che non ha mai fatto mistero delle sue convinzioni sull’abolizione del sistema delle impugnazioni, prima fra tutte l’appello ( e il problema verrebbe risolto alla radice!) e che già nel 2011, in un libro edito da Bocconi “ La fatica dei giusti”, a pag. 84, scriveva:” Nel terzo millennio è anacronistico avere 4 Corti di Appello in Sicilia”. Ma non va dimenticato neanche il dott. Birritteri, che destinato ad altri incarichi dopo aver ideato e messo in pratica la precedente tranche della Riforma, è stato ora richiamato in prima linea. Senza contare, infine, che soltanto alla fine di novembre (i lavori termineranno a dicembre) è stato chiamato a far parte della commissione un avvocato, in persona del Vice Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Francesco Lo Grieco, già presidente del Consiglio dell’Ordine di Trani.
Questo è lo scenario in cui occorre avere la consapevolezza di doversi muovere.
Ed allora. La mobilitazione deve essere totale e costante. I Parlamentari stiano attenti a non farsi ingabbiare prima ancora che in ricattatori “voti di fiducia”, in logiche di partito contrarie agli interessi dei cittadini. Vigilino perché tra i criteri per la revisione dei distretti di Corte d’Appello venga incluso quello del riequilibrio territoriale e della permanenza della Procura della Repubblica presso ogni Tribunale e della Procura Generale presso ogni sede di Corte di appello.
I Magistrati e gli Avvocati comprendano fino in fondo che è in gioco la visione della Giustizia innanzitutto come servizio al cittadino e che non sono in ballo valutazioni meramente localistiche e quindi miopi.
I giornali chiamino a raccolta anche la gente comune, per farle comprendere appieno che è in gioco, attraverso l’opposizione allo smantellamento della Giustizia, il futuro del Paese e della Democrazia.
Chiudo con una amara riflessione.
Se siamo tutti convinti del valore della giustizia di prossimità, come possiamo rimanere inerti di fronte all’agonia degli ultimi presidi del servizio sul territorio? Parlo degli Uffici dei Giudici di Pace, salvati dalle iniziative dei Comuni quando il Governo li voleva indiscriminatamente sopprimere ed ora in lenta ma irreversibile agonia, pur se il Governo, accortosi, sia pur tardivamente, della loro strategica importanza, aveva riaperto i termini per mantenerli in piedi. A spese dei Comuni, ma in piedi.
La miopia e l’ignavia di molti amministratori, accanto alla scarsezza di risorse e di personale, stanno però rendendo sempre più inefficiente il servizio, su cui, è noto, proprio per questo, è prossima a cadere la scure della soppressione.
E possibile che i Sindaci e gli Amministratori dei Comuni interessati possano gridare allo scandalo se viene paventata la chiusura della Corte d’Appello e non sentano il dovere di fare tutto quello che è nelle loro possibilità per mantenere i presidi territoriali della Giustizia?
Mi auguro, che a partire dalla mia Nardò, l’invito venga raccolto prima che sia troppo tardi.
(Avv. Giuseppe Bonsegna)
















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