NARDO' - Le dichiarazioni di Flavio Maglio sul riuso dei reflui depurati, "depurate" dopo la propria candidatura a sindaco, fanno rabbrividire il consigliere regionale a 5 Stelle. Il primo cittadino in carica, comunque, recepisce la proposta "shock" del consigliere grillino di prendere in ipotesi la dispersione dei reflui depurati negli strati superficiali del sottosuolo. A leggerla così, onestamente, la toppa pare peggiore del buco. Ma il confronto è aperto.
CRISTIAN CASILI
Le dichiarazioni dell’ex Assessore all’Ambiente Flavio Maglio sulle alterative allo scarico dei reflui urbani di Nardò e Porto Cesareo mi lasciano esterrefatto.
Dove era quando in Giunta lo stesso decideva insieme al Sindaco Risi come unica soluzione lo scarico a mare?
Sentendosi già in campagna elettorale oggi lo stesso dichiara soluzioni alternative come la fitodepurazione associata all’affinamento dei reflui. Queste erano soluzioni più volte proposte in incontri pubblici e a mezzo stampa dal sottoscritto insieme agli attivisti neretini del movimento 5 stelle. L’amministrazione comunale, invece, ha sottoscritto un nefasto protocollo d’intesa che alla luce degli orientamenti in Regione Puglia e, soprattutto, a seguito del più che probabile commissariamento dell’opera non ha alcun valore. Ricordo che il commissariamento dell’opera comporterebbe la realizzazione del primo progetto di scarico a mare tanto impattante da essere osteggiato dallo stesso Risi.
Tempo fa si tenne un’audizione da me richiesta in V commissione in presenza dell’assessore Natalizio, delegato dal Sindaco, e di AQP per un confronto tecnico al fine di sbloccare la situazione di stallo venutasi a creare a Nardò. In quella occasione feci presente il rischio di salinizzazione delle falde e la necessità del riutilizzo dei reflui.
Le attuali norme in materia ambientale vietano lo scarico diretto sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo, tuttavia vi sono delle eccezioni contenute nell’art. 103 d.lgs. 152/06 che permetterebbero il riutilizzo degli scarichi di acque reflue urbane e industriali opportunamente trattati ed affinati per i quali sia accertatala impossibilità o l’eccessiva onerosità, a fronte di benefici ambientali conseguibili.
In definitiva, a seguito delle suddette considerazioni, insieme ai consiglieri regionali di minoranza e maggioranza si richiederà una deroga all’attuale normativa che vieta lo scarico diretto sul suolo e che eliminerebbe il riscorso alle condotte sottomarine per lo scarico a mare. AQP si è resa disponibile a ritrattare il ricorso alle suddette condotte acquisiti i pareri per il riutilizzo dei reflui. Successivamente come di intesa con gli organi regionali si richiederà la modifica del PTA (piano tutela delle acque) regionale finalizzato ad una corretta governance del ciclo di riutilizzo dei reflui urbani. Alla luce di questi orientamenti che contrastano con le condotte sottomarine e, pertanto, con le decisioni del Comune di Nardò chiedo al Sindaco Risi un confronto pubblico per chiarire la questione ai cittadini neretini.
MARCELLO RISI
Con riferimento agli scarichi di acque reflue urbane e industriali sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo (vietato dalla legge nazionale, la quale prevede, tuttavia, delle eccezioni) concordo, in linea di massima, con il consigliere regionale Casili.
Dico di più: la mia opinione è che il caso di Nardò possa rientrare nelle deroghe previste dalla legge nazionale.
Effettivamente il processo di salinizzazione delle falde avanza e impone scelte innovative e coraggiose, a partire dal riutilizzo dei reflui a fini irrigui, previsto come obiettivo nel Protocollo d'Intesa sottoscritto da Comune, Regione, Acquedotto Pugliese e Autorità Idrica Pugliese.
Il punto è: l'attuale normativa regionale che il consigliere Casili si propone con altri di modificare, consente lo scarico delle acque reflue in falda? Se lo consente, perché ci si affanna a proporre modifiche?
Il protocollo d'intesa sottoscritto è servito a inchiodare Regione Puglia e Acquedotto su alcuni punti fermi. Lo consideriamo un decisivo passo in avanti, non un definitivo punto di arrivo. L'obiettivo resta il pieno riutilizzo delle acque reflue.
In ordine al rischio di commissariamento con ritorno al vecchio, impraticabile e terribile progetto ricordo che gli amministratori del comune hanno ben esposto a Roma, al Ministero dell'Ambiente, le ragioni per le quali la nostra città ha detto no.
La mia personale impressione è che al Ministero siamo stati abbastanza convincenti.
Non sono così ingenuo da sottovalutare che interessi economici concorrenti possano spingere in direzioni opposte alle aspettative della nostra comunità. Ma, sento di poter garantire che quegli interessi non prevarranno.
Apprezzando lo sforzo di tutte le forze politiche che si muovono per la tutela del nostro territorio, accolgo molto favorevolmente la proposta del consigliere regionale Cristian Casili ad un confronto pubblico sui temi in discussione.
















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