NARDO' - Una strana soria. Che rischia di far danni.
In questi giorni l’attenzione cittadina è polarizzata dall’incredibile moria di pesci rossi consumatasi nelle acque del canale dell’Asso. In verità, la cosa veramente incredibile, almeno per quel che ci riguarda, è scoprire, in questa infausta circostanza, la quantità eccezionale di pesci rossi che era riuscita a riprodursi nelle acque tutt’altro che cristalline del torrente!
La triste storia ha commosso i cuori nobili dei neritini, che sono accorsi, a decine, in salvataggio dei pesciolini superstiti. L’oggettiva impossibilità di accogliere nelle proprie abitazioni le ingenti quantità di… pescato, ha spinto i nostri ingegnosi, oltre che convinti ambientalisti, concittadini ad organizzare una sorta di “smistamento” delle povere bestiole. Assistiamo, pertanto, in questi giorni, a miracolosi ripopolamenti ittici di pubbliche vasche d’acqua dolce, dalla fontana del Toro a quella della “Villa”. Evidentemente questi piccolissimi bacini non sono stati sufficienti ad accogliere tutti i… profughi. Ecco, quindi, che la Città Medaglia d’Oro per l’accoglienza, si sta attivando in una serie di adozioni porta a porta! In diverse case di Nardò, si stanno accogliendo i pesciolini superstiti, alloggiandoli in bocce, vasche e vaschette!
Il fenomeno è molto interessante e segnala un’innegabile sensibilità ambientale nella nostra beneamata Nardò.
E di questo, chiaramente, siamo contenti. Abbiamo chiesto al Direttore di Portadimare di ospitarci, però, non solo per plaudire alle lodevoli iniziative pro pesci rossi, bensì per scongiurare, nei limiti delle nostre possibilità, che possa verificarsi un gravissimo danno ambientale, magari scambiandolo per una buona azione a tutela della Natura.
E’ già successo in un recente passato (vedi Portadimare: http://www.portadimare.it/9-nonclassificati/1322-una-tartaruga-aliena-nella-palude-del-capitano-con-foto.) che qualcuno abbia introdotto delle specie aliene (tartarughe acquatiche) nel pregiatissimo e delicatissimo ecosistema palustre della Palude del Capitano. Siamo certi che il fine di chi ha compiuto tale atto fosse quello di donare libertà ad una tartaruga divenuta troppo ingombrante, ma l’introduzione di specie aliene (e cioè estranee a un determinato ambiente) in un bacino lacustre può provocare conseguenze imprevedibili e, in alcuni casi, addirittura irreversibili, a danno dell’intero ecosistema! Nel caso della tartaruga dalle guance rosse, la specie aliena non è sopravvissuta nella Palude perché le sue acque sono salmastre e non dolci. Ma se dovessimo introdurre una notevole quantità di pesci rossi, capaci di sopravvivere e riprodursi nelle inquinatissime acque dell’Asso, come andrà a finire?
E’ bene rammentare che la Palude del Capitano è inserita nel Catasto Grotte della Federazione Speleologica Pugliese con numero PU/LE1571, gode di tutela idrogeologica (D.Lgs. 152/99) da parte dello Stato e appartiene al patrimonio speleologico salvaguardato dalla Regione Puglia (L.R. 33/2009). Essa, inoltre, rappresenta un “Habitat Naturale d’Interesse Comunitario” (pSIC IT9150013), protetto dalla Direttiva “Habitat” 92/43/CEE (Biondi et al., 2009) e, nello specifico, corrisponde alle “Grotte non ancora sfruttate a livello turistico” (codice Natura 2000: 8310), “Grotte marine sommerse o semisommerse” (8330), “Lagune costiere” (1150, habitat prioritario).
Siamo certi che nessun Neritino vorrà rischiare di compromettere il delicato equilibrio naturale di un ecosistema così prezioso (e riconosciuto ed apprezzato a livello planetario), introducendovi altre specie animali che non gli appartengono.
In ogni caso, invitiamo le Autorità competenti ad incrementare la vigilanza su un sito biologico che il Mondo ci invidia.
Raffaele Onorato
Centro di Speleologia Sottomarina Apogon
















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