NARDO' - "Come al solito, c'è qualcuno che in questa città esprime giudizi e valutazioni a casaccio, totalmente slegati dalla realtà delle cose".
Stavolta sul campanile di Santa Maria al Bagno, che sarà demolito prossimamente a causa delle sue condizioni statiche e quindi della sua pericolosità. Da giorni viene addossata all'amministrazione comunale la colpa presunta di questa scelta e il fatto di non aver fatto niente per salvare il campanile, così familiare a tutti noi residenti e a chi viene nella nostra marina. C'è un piccolo particolare che viene taciuto, in buona e in mala fede: il campanile non è di proprietà del Comune di Nardò, ma della Diocesi, e il terreno su cui sorge non è di proprietà del Comune di Nardò, ma della Diocesi. Per cui, ogni scelta conseguente spetta al soggetto proprietario, che immaginiamo avrà fatto tutte le legittime valutazioni del caso, comprese quelle tecniche, economiche e diciamo "sentimentali". Se si è giunti alla soluzione drastica dell'abbattimento, ci saranno inevitabilmente fondate ragioni per farlo.
Ma la contorsione intellettuale intorno a questa faccenda è altra. Su questo fronte l'amministrazione comunale viene accusata di non fare nulla su un bene che non è suo (e come potrebbe?), mentre su un altro fronte, quello del progetto di riqualificazione dell'ex Antoniano, viene accusata di spendere soldi per un bene della Diocesi. Soldi, peraltro, frutto di un finanziamento della Regione Puglia e destinati a riqualificare un immobile a fini sociali, che è abbandonato e cadente da anni. Una specie mostruosa di moralismo, usato a piacimento.
Qualcuno dovrebbe far pace con il cervello e soprattutto con la propria coscienza. Mi riferisco principalmente ad alcuni politici o ex politici che fanno finta oggi di interessarsi alle sorti di Santa Maria al Bagno, una marina che finalmente grazie all’amministrazione Mellone non viene considerata figlia di un dio minore.
Giovannino Dell'Anna
Difendere Nardò
















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