NARDO' - Circa 100 nuove famiglie in città hanno dovuto fare affidamento alla mensa della Caritas per un pasto caldo. Uno sguardo “al di qua” delle tendenze nazionali, per capire come è cambiata la mappa dei bisogni nelle aree più vicine a noi.
L’emergenza sanitaria ha portato con sé, inevitabilmente, una crisi di reddito e dignità economica. Con l’applicazione del lockdown nazionale e delle misure di distanziamento sociale, le conseguenze economiche della pandemia di Covid-19 si sono fatte sentire con prepotenza. I bollettini epidemiologici giornalieri fanno ben sperare in Puglia, seguendo una tendenza consolidata in calo già da qualche settimana. Ma è certo che gli effetti sul tessuto sociale della regione – e del Mezzogiorno più in generale – si faranno sentire a lungo.
Aumenta la povertà a Nardò, raddoppiano le richieste di pasti caldi
I dati forniti dalla Caritas diocesana di Nardò-Gallipoli sono, in questo senso, incontrovertibili. Il grafico mostra l’incremento nei pasti preparati e distribuiti dalla Mensa della Comunità a Nardò tra febbraio e aprile 2020. Nel giro di soli due mesi, il numero di richieste è raddoppiato: dai 2141 pasti preparati nel mese di febbraio, si è passati alle 4304 unità del mese di aprile. Una crescita del 100% per un servizio che, adesso, si trova a rispondere ai bisogni di circa 100 nuovi nuclei familiari in condizione di povertà. Accanto all’attività della mensa poi, circa 5000 pacchi alimentari sono stati distribuiti dalle parrocchie di Nardò.
L’emergenza nell’emergenza, per forza di cose, deve essere chiamata col suo nome. Perché stiamo parlando infatti di persone che, fino a qualche tempo fa, non si sarebbero aspettate di trovarsi in povertà relativa o assoluta. Operai in cassaintegrazione, artigiani, negozianti, lavoratori in nero. I pasti preparati e distribuiti nel mese di aprile 2020 sono aumentati del 62% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Si tratta di nuovi poveri, italianissimi, che si sono sostituiti al lieve incremento stagionale della domanda dovuto solitamente all’arrivo dei lavoratori nelle campagne – quest’anno bloccati dallo stop alla mobilità. La fragilità del sistema produttivo locale agli shock esterni e inattesi è netta. Come si spiegherebbe altrimenti una crescita in richieste così marcata nel giro di otto settimane?
I dati locali nel contesto nazionale. Nuovi poveri, vecchie necessità, e una ripresa lenta
Allargando gradualmente il campo dell’analisi, sappiamo che le mense su Nardò, Gallipoli e Casarano hanno preparato e distribuito poco più di 9000 pasti su tutto il territorio della diocesi. Quasi 200 persone erano prima sconosciute alla Caritas e alla povertà assoluta. Adesso, hanno chiesto alle parrocchie di essere aiutate, trovandosi molti lavoratori e lavoratrici nella condizione di non poter provvedere al sostentamento delle proprie famiglie.
A livello nazionale, il 98% delle Caritas diocesane in Italia hanno registrato un aumento delle richieste d’aiuto. È il segno che la crisi è generalizzata e nazionale, e ha fatto scoprire agli operatori di solidarietà quasi 40 000 nuovi poveri che si sono rivolti ai Centri di ascolto. Come rivela l’Indagine nazionale della Caritas italiana, l’incremento in presenze è del 105% rispetto ai numeri pre-pandemia.
Per macro-aree di bisogno, i cinque problemi principali denunciati dai nuovi poveri sono di occupazione e lavoro (98%), economici (98%), familiari (69.3%), di istruzione (65.3%) e abitativi (60.4%). Emerge quindi un quadro complesso e drammatico, in cui diversi bisogni e necessità si sovrappongono all’interno dello stesso nucleo familiare. Tutte le Caritas nazionali hanno registrato un aumento di richieste in termini di beni e servizi materiali, mentre prevalgono anche le necessità di sussidi e aiuti economici (87.1%), ascolto (81.2%), e sostegno socio-assistenziale per solitudine, anziani, esigenze di mobilità (76.2%).
La questione di fondo, invece, è che la ripresa potrebbe non essere così vicina come si spera. Nell’ultimo rapporto dello SVIMEZ, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, gli studiosi notano che sarà complicato per il Sud rilanciarsi dopo la crisi. A differenza del Nord Italia, infatti, le nostre regioni non si erano ancora riprese dall’onda lunga della crisi economica del 2007. Per effetto delle misure imposte dalla necessità del lockdown, il 36.7% degli occupati in Puglia si è dovuto fermare. Sul totale, si parla di oltre un lavoratore su tre, diviso tra il 33.5% dei lavoratori dipendenti e 43.3% degli autonomi.
Le conseguenze naturali: mancanza di reddito a regimi normali, erosione della ricchezza privata e dei risparmi e, nei casi peggiori, perdita di una vera e propria dignità economica.
















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