NARDO' - Dinanzi alla morte di una persona cara, familiare o amica, pur senza volerlo si apre il libro della memoria, che lascia scorrere pagine e immagini, che, stranamente, coinvolgono altri volti e altre vicende.
Quando si corre per il quotidiano, sempre convulso, si diventa avari di ricordi e gelosi del proprio tempo, non donandolo a quanti si amano: è un’amara costatazione così come amaro, molto più amaro, diventa lo stato d’animo quando questi ci lasciano.
La morte di Egidio Cordella, il principe del «pasticciotto», e di Cesare Lezzi, lo storico gioielliere sin dagli anni ’60, con i quali tappe della mia vita sono state condivise anche tramite il figlio Angelo, e di Luigi Palermo, il sorridente padrone di casa della «Corte di Santa Lucia» non molto da me conosciuto ma a me caro tramite la moglie Patrizia Paglialunga, cui mi unisce una lunga amicizia, mi ha profondamente coinvolto.
Questo evento mi ha riportato a tristi vicende recenti: alle morti di Franco Lezzi, il riservato e signorile amico di famiglia con la sua Maria e compagno di tante nostre esperienze professionali e amministrative, e di Francesco Dell’Atti l’amico di lunghi anni sempre presente e disponibile (anche per Radio Nardò Uno), cui non posso non essere grato per il ruolo culturale che per decenni, insieme alla sua Carmelina, ha svolto con la sua libreria ed edicola: di loro ho appreso la morte dopo lunghi mesi.
Non sembri una carrellata necrologica, ma - vi prego - considerate un intenso riconoscimento a persone, che ho conosciuto e che hanno tinto di testimonianza particolare non solo il livello amicale, ma anche sociale, ciascuno nel proprio ambito.
Sfogliando il libro della memoria, pur travolto da tante immagini e fatti ho ricordato di aver corrisposto all’amico Egidio una mia riflessione nel momento in cui ha cessato la sua attività svolta direttamente per oltre quaranta anni nel suo «Minibar», che, poi, ha trovato altre denominazioni e altre sedi, in cui, però, ha sempre conservato la sua riservatezza, la sua signorilità e la sua professionalità.
Leggendo quanto da me scritto non mi sembra vero che ora Egidio non ci sia. E con profonda commozione ne rileggo l’ultimo tratto, che mi permetto di riproporlo.
(…) Egidio si ritira in pensione… e l’ho visto piangere per commozione e nostalgia, nel mentre nei suoi occhi mi sembrava di scorgere i decenni e decenni di lavoro e di sacrifici; di udire il cadenzare dei suoi passi solitari sul selciato in quel di corso Vittorio Emanuele, rotto dallo stridio notturno della serranda; di sentire in quel di piazza «Tre Palme» l’eco delle prime voci di frettolosi avventori…e, invece, ascoltavo la sua voce, commossa, sussurrata e infranta da silenzi, effondersi in quell’angolo tra la sua Nevelina e i suoi Antonello e Giusy.
E, quasi a conforto della sua decisione, parlava della sua salute e sorrideva al nuovo progetto di fare finalmente il nonno con lo stesso entusiasmo e la stessa passione.
Ho trovato difficoltà ad abbracciarlo, perché avevo tra le mani un vassoio di dolci… gli ultimi pasticciotti - non me ne vogliano i nuovi gestori, cui auguro successo!-…sì, gli ultimi pasticciotti del gran maestro Egidio, inimitabili per amore donato e fragranti per sapienza effusa, oggetto di premi e di riconoscimenti.
Ecco perché, allora, non si può non segnare nella memoria l’attività di Egidio Cordella, che ha contribuito a promuovere il suo territorio per intraprendenza e capacità professionale, nella dolcezza e nella straordinarietà del «pasticciotto» salentino, cui è riuscito a dare anche un seme di paternità neritina.
Se non vi è dubbio che del «pasticciotto» salentino è esistito un re, di certo è che il neritino Egidio ne è stato il principe ereditario.
Da altri è stato definito il re del «pasticciotto», da me soltanto principe, ma, al di là dei titoli del «pasticciotto», che ha continuato a regalarmi anche dopo con la solita squisita gentilezza, sul piano umano rimane la persona di animo nobile, che con semplicità e con coerenza è sempre stata.
Grazie Egidio e grazie a voi amici Franco, Francesco e Luigi: Nardò è cresciuta e si è qualificata anche per voi.
Le vostre pagine, ora, compiante si rinchiudono nel libro della memoria, ma voi, amici cari, nella piena luce dell’eternità che meritate, lasciate nel mio cuore schegge di intensa nostalgia.
Mario Mennonna
















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