NARDO' - Questo covid-19 ci ha costretti a fermarci, ha bloccato bruscamente quella stessa frenesia, quel rumore sordo che ci impediva di sentire i battiti della vita e del mondo.
Dal 1 gennaio 2021 devono essere bandite le plastiche monouso, divieto previsto dalla direttiva UE 2019/904 sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull'ambiente.
“Eppure, questa storica e importante decisione dell'Unione Europea e del nostro Paese è diventata esecutiva tra l'indifferenza dei mass media e dei nostri rappresentanti politici e istituzionali a tutti i livelli” come afferma lo studioso e ambientalista Pantaleone Pagliula.
Basta guardarsi attorno per accorgersi che il nostro meraviglioso pianeta azzurro è arrivato allo stremo delle sue forze per continuare a far fronte alle enormi emissioni di CO2 nell'atmosfera, all'inquinamento che ha ormai raggiunto livelli incontrollabili, al cambiamento climatico e alla conseguente distruzione di interi ecosistemi e habitat naturali fino al rischio e all'estinzione di intere specie.
Mi fermo a riflettere e mi sembra che nemmeno l’umanità abbia più una forma, tutto si è trasformato nella solita frenesia che regola le nostre vite, le nostre azioni, i nostri sentimenti; una frenesia cieca, che non è più in grado di fermarsi, di vedere, perfino di provare emozioni. Non riusciamo più a provare gioia o dolore per ciò che succede attorno a noi, pensiamo che non ci riguardi quando, più semplicemente, non vogliamo che ci riguardi. Viviamo tutti in una nostra comoda dimensione ritagliata nella realtà del mondo che è ,poi, la nostra vera realtà. Ci siamo divisi, ognuno vive a sé per questo non c'è più umanità, e se non c'è umanità, che è unione e amore, cosa credete che accada al mondo? Abbiamo abbandonato tutto, o meglio, ci siamo sentiti padroni di ciò che non ci apparteneva e che avremmo solo potuto amare. Tutto si è trovato in balia della nostra mancanza di amore, perché solo chi è in grado di amare è in grado di rispettare realmente ciò che non gli appartiene. Non ci accorgiamo che tutti i problemi e le crisi che esistono derivano tutte da questa mancanza: l’ inquinamento, la distruzione, le divisioni, la povertà, le guerre… tutto! Eppure non riusciamo ancora ad amare davvero, ad essere uniti, ad essere umanità e comunità.
Machiavelli ci ricorda che “le crisi giungono improvvise soltanto perché non sappiamo riconoscere gli infiniti segni che le preannunciano, alla luce dell'amara considerazione che la maggior parte degli uomini riconosce i problemi quando questi sono cresciuti al punto che non è quasi più possibile risolverli. I grandi rivolgimenti non nascono dalla fortuna ma dalla mancanza di osservazione e dall'incapacità di costruire in anticipo argini abbastanza saldi da resistere allo straripare del fiume. È questo il passo preliminare per chiunque voglia uscire da una crisi: individuare i punti deboli e da lì muovere per rimediare al disastro presente”.
Questo covid-19 ci ha costretti a fermarci, ha bloccato bruscamente quella stessa frenesia, quel rumore sordo che ci impediva di sentire i battiti della vita e del mondo! Ha evidenziato le lacune che trasciniamo nei nostri rapporti, nell'incapacità di essere uniti, molteplici in una comune consapevolezza: voler cambiare quella normalità concreta e pesante con cui adorniamo la nostra vita e vivere un'esistenza non più finalizzata a noi stessi, ma al prossimo che ci troviamo davanti, che sia il mondo sfinito a causa dell'inquinamento, che sia il povero o l'extracomunitario che più che chiedere monete all'uscita del supermercato vorrebbe forse più amore e consolazione, che sia chi vive in case di cartone, che sia chiunque in difficoltà! Questa ferita causata dal covid ci ha concesso un'ultima opportunità, non sprechiamola a rammaricarci nei nostri problemi, ma per cambiare davvero abitudini, pensieri e stili di vita sbagliati che ripercuotono conseguenze su tutto ciò che ci circonda.
Fermiamoci a pensare che non esiste una vera normalità ma solo un buon modo di vivere e rispettare!
Francesca Vonghia
Liceo classico Galilei, Nardò
















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