NARDO' - Un profilo, a beneficio di tutti: dei giovani, di chi non ha avuto la fortuna di conoscerlo.
"Vittorio Perrone". Uno scritto di Mario Mennonna.
Non ci siamo visti da quando questa particolare circostanza pandemica, ma ci siamo sentiti per telefono da pochi giorni.
Eppure fino a qualche anno fa insieme all’amico Paolo Pisacane abbiamo trascorso intere ore nel diffondere tra la gente e soprattutto tra gli studenti e docenti quanto era avvenuto in quegli anni 1944-1947, quando tu, unico di noi tre, eri stato, da ragazzo, protagonista.
Il ragazzo della bicicletta scendeva a mare per stare con i suoi amici ebrei, profughi ospitati lungo le nostre coste: eri tu, Vittorio, in piena disponibilità di cuore e di condivisione gioiosa.
E lo raccontavi, a volte, con le lacrime agli occhi per commozione nostalgica della tua giovinezza e della tua amicizia con ragazzi, ricchi di esperienza travagliata e ancora dolorante, che non capivano il tuo linguaggio e tu il loro.
Ma l’amicizia era più eloquente di qualsiasi linguaggio: le corse in bicicletta, i bagni, i giochi, le serate danzanti…
Non ti sei risparmiato nel percorrere le varie scuole, le varie associazioni, le visite guidate per parlare della tua esperienza straordinaria di quegli anni.
E noi a completare quanto con passione raccontavi.
Abbiamo fondato insieme agli amici Antonio Manieri, Antonio Spano, Biagio Valerio e ad Ester Garbi, di origine israeliana, e altri ancora, l’Associazione Pro Murales Ebraici (APME) con Paolo Pisacane presidente; abbiamo diffuso sin dai primi anni ’80 notizie memorialistiche e storiche di quell’evento anche grazie agli articoli di Franco De Pace e alle trasmissioni di Radio Nardò Uno; abbiamo convinto le istituzioni pubbliche ad intervenire, a salvaguardare e a promuovere quanto rimaneva; abbiamo camminato con entusiasmo, con amarezze, con delusioni e con speranza.
Molto si è concretizzato, anche se la memoria che portavamo avanti sembra che sfugga alla memoria di chi è abituato a guardare gli altri con indifferenza o con diffidenza.
Ma non importa: abbiamo salvato la vicenda storica e abbiamo dimostrato quanta accoglienza ci fu nella popolazione di Santa Maria al Bagno verso quanti avevano attraversato anche i campi di sterminio, lasciando molto di sé.
Hai donato al Comune di Nardò la documentazione che avevi, così come l’APME ha donato allo stesso Comune il suo patrimonio iconografico ora nel Museo della Memoria e dell’Accoglienza, ma presente in una Mostra sin dagli albori, anche quando i murales erano relegati in una casetta abbandonata e quando la Città di Nardò non aveva ricevuto la Medaglia d’oro al merito civile.
Noi abbiamo aperto la strada insieme agli amici profughi ancora viventi che frequentemente venivano dagli Stati Uniti, da Israele e da ogni parte del mondo.
Che il rispetto della tua memoria spinga il Comune a prendere a cuore il Museo della Memoria e dell’Accoglienza, dando quell’impulso che noi avremmo voluto e forse avremmo contribuito a dare, se fossimo stati coinvolti.
Ma io sul piano personale ti conoscevo già come amico di tante battaglie politiche nell’ambito del nostro partito, la Democrazia Cristiana.
E anche per questo ti ringrazio: per quanto hai fatto come cittadino impegnato. E ti ringrazio per quanto mi hai dato: consigli di amico mite; documenti della tua memoria preziosa apertami non meno di quando eri stato attento e attivo dirigente dell’Ente di Riforma e, poi, Ente di Sviluppo, sin dalla prima ora della riforma.
Un percorso articolato di impegno politico, civile e culturale caratterizzato da tolleranza, disponibilità, riservatezza, costanza e saggezza, che io ho avuto la ventura di vivere e condividere, così come la comunità neritina, pur senza accorgersene, ha vissuto.
Ma soprattutto, Vittorio, ti ha vissuto la tua famiglia: la tua amata Lucia, il figlio Egidio, le figlie Elisa e Silvana, e, troppo poco purtroppo, i tuoi affettuosi nipoti Vittorio, Andrea, Fabio, Marta e Ilaria.
















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