NARDO' - La coalizione di Mellone è sempre molto forte, non c’è nulla da dire. Ma la situazione si sta lentamente complicando e quella che sembrava una passeggiata non lo è più. Ecco perché.
Pippi Mellone, dunque, conta su nove liste e su un potere accumulato in questi anni di governo della città. Eppure si intravedono le prime crepe di una gestione un pochino troppo… estrosa, verrebbe da dire.
Nove liste sono tante. Ma Mellone sembra essersi imborghesito, pare aver perso quel vivace ruspare politico che è tramontato a favore di una immagine statica e monodimensionale che appare solo sui manifesti. Succede quando governi, diciamo così, guardando solo al tuo giardinetto.
E poi ci sono anche troppi sfidanti. Perché questo si sta verificando? Come mai in tanti pensano di poter vincere contro uno che sta mostrando i muscoli da mesi e mesi?
Qualcosa non quadra. Per prima cosa Mellone non sta facendo paura a nessuno, evidentemente.
I sondaggi in suo possesso che lo vedrebbero a meno del 60% praticamente senza sfidanti non sembrano blindarlo. Che cosa succederà quando arriveranno, ufficialmente e anche sui manifesti, i reali candidati a sindaco?
La corsa sarà a tirarlo giù dal podio della metà più uno. Sotto il cinquanta per cento. Ed al ballottaggio, poi sarebbe una nuova sfida, svincolata da candidati consigliere e sigle di partito.
Il fattore-tempo potrà giocare a favore o a sfavore di Mellone. Se si voterà a fine maggio (quella è la finestra prevista dalle normative) il sindaco uscente sarà sicuramente avvantaggiato. Lui è troppo avanti e tutte le plance pubbliche, quelle che dovrebbero essere utilizzate per la pubblicità commerciale, sono occupate dai faccioni dei suoi candidati da ora e fino a maggio.
Una pioggia da migliaia di euro buttata sulla carta da affissioni che, per quanto non appaia simpatica nei confronti di chi fa fatica a dar da mangiare ai propri figli, è scenografica.
Serve, appunto, a mostrare i muscoli ed annichilire i suoi avversari.
Avversari che, però, se ne fregano di tanta esibizione.
1) Mino Frasca, sicuramente uno dei contendenti più pericolosi per Mellone, sta lavorando alle proprie liste di centrodestra. Si tratta di un personaggio politico che ci ha sempre saputo fare, sin dall’inizio. Ha sfiorato veramente per un soffio l’elezione a consigliere regionale e solo “prestando” la propria collaborazione ad uno sconosciuto (a Nardò) Raone, alle ultime regionali ha portato 700 voti in dote. Appare molto maturato, dopo decenni di attività politica e incarichi di responsabilità, e predica l’utopia che a Nardò ci sia spazio per tutti, se solo ci si sapesse mettere d’accordo: Comune, Provincia, Regione, Parlamento. Il suo obiettivo è di tre liste perché ha accanto a sé anche l’azzurra Paola Mita.
2) Nel centrosinistra c’è molto fermento. Veramente tanto. L’arrivo sulla scena di Carlo Falangone, esponente della sinistra, ha sconquassato i piani di molti. Falangone non è proprio l’ultimo arrivato: sempre piazzatissimo a diversi livelli, provinciali e regionali. Sempre degnamente classificato. Con una rete di contatti e relazioni da far impressione. Viene fuori da una “scuola” socialista importante, quella della senatrice Manieri, che avrebbe dovuto (a nostro sommesso parere) lanciarlo definitivamente nella politica di serie A quando ci fu la possibilità, per quell’area, di individuare un assessore provinciale col presidente Giovanni Pellegrino. L’assessorato fu ricoperto dalla stessa senatrice e Falangone fu costretto a ricominciare praticamente da zero con nuove motivazioni. Il suo punto a favore è la “tenuta”: una macchina da guerra in grado di organizzare e organizzarsi. Nel 2016, uscendo da un’esperienza gratificante di cinque anni da vicesindaco di Marcello Risi, è riuscito non solo a mettere in piedi un’ottima lista, La Puglia in più, ma anche a raggiungere 609 preferenze personali.
Dalla sua, inoltre, ventisette anni (se non sbagliamo) da consigliere comunale. E buoni rapporti con molti ex tra i quali Marcello Risi e anche Antonio Vaglio con i quali ha conservato sempre ottime relazioni.
C’è chi gli rimprovera di essere stato assente nel fare opposizione a Mellone e ci sta come critica. Ma ci sono politici che sono “animali da palcoscenico”, altri che sono solo diligenti amministratori, altri che si esaltano nelle campagne elettorali. Mellone, ad esempio, esce meglio quando sta all’opposizione.
Certo è che Falangone è partito a razzo ed ora potrebbe agevolmente costituire tre liste. La sua personale e la Nardò Progressista che fa riferimento all’Articolo 1 di Ernesto Abaterusso. E poi c’è il colpo a sorpresa: il Movimento 5 Stelle che ha sottoscritto la sua candidatura. Non se lo aspettava nessuno.
3) Il biologo Pierpaolo Losavio nemmeno pensa a cedere di un millimetro. Del resto se si vota a ottobre perché qualcuno dovrebbe mollare? Il tempo per lavorare c’è. Anche sulle alleanze. Considerando che il gruppo di lavoro è quello che operò per la candidatura, poi abortita, di Flavio Maglio, saremmo molto prudenti sulle valutazioni intorno all’esponente del centrodestra. Ma l’ultima foto pubblicata, con i suoi supporter, lascia pensare che anche Losavio stia facendo buoni progressi: oltre ad alcuni professionisti di Impegno Civico che hanno numeri, abbiamo intravisto dietro le mascherine Antonio Antico e Paolo Arturo Maccagnano. Losavio annuncia quattro liste e noi dobbiamo dire che almeno tre potrebbe metterle in piedi.
4) Ancora in campo moderato, diremmo nostalgico democristiano, c’è la grande incognita della coalizione dell’avvocato Giuseppe Cozza. Anche lui annuncia i nomi delle liste, ben tre, tra le quali una molto promettente come idea perché guarda al mondo agricolo che non è tenero col sindaco uscente.
Onestamente anche in questo caso attendiamo i nomi dei consiglieri ma una cosa va detta: dal punto di vista dialettico e della preparazione politica “alta”, Cozza è in grado di tenere testa a chiunque. Probabilmente tra i nomi in campo è quello che può esprimere quella qualità di ragionamento che nella “vecchia” politica (che peccato definirla così) era un valore assoluto ed ora, con tanti improvvisatori in campo, sembra ormai un disvalore. In questo lo associamo al suo amico/nemico Marcello Risi.
Andiamo a concludere con una delle operazioni più singolari di questa alba della campagna elettorale 2021.
5) L’ex sindaco Marcello Risi, su incarico dei consiglieri comunali (che non credevano che Risi ci sarebbe riuscito! Tanto è vero che proprio i moderati lo hanno subito abbandonato), ha individuato una personalità di assoluto valore. Il manager Enzo Petraroli. Conosciuto e stimato ad altissimi livelli internazionali, tanto da essere ribattezzato come “un Mario Draghi per Nardò”, è poco conosciuto dai cittadini.
Ma proprio per il suo profilo ha ottenuto l’attenzione di gruppi interessanti come il Pd, la ex lista Partecipa e Nardò Bene Comune. Anche in questo caso, in teoria, ci sarebbero in gioco tre liste. Il mancato “sfondamento” a destra della candidatura di Petraroli, considerato un candidato moderato, non ha ancora consentito il decollo di questa proposta. Tanto è vero che è attesa per i prossimi giorni la decisione definitiva per l’avvio della campagna elettorale.
Che cosa manca all’appello? Appare abbastanza drammatico, al momento, l’esonero al quale sembrano essersi votati i Fratelli d’Italia. A livello nazionale vanno a mille mentre qui sembrano evaporati. Colpa di una politica “fittiana” che ormai non ne indovina una da molti anni e che riverbera su Nardò il suo continuo fare melina senza nemmeno mai avvicinarsi all’area di rigore.
Ma un gruppo di giovani di centrodestra c’è e non è melloniano. Potrebbe entrare presto in qualche coalizione come ago della bilancia e lo guida Marco Raho.
Dobbiamo, infine, necessariamente ricordare le potenziali candidature di Giancarlo Marinaci e Maurizio Leuzzi che, però, in questo momento sembrano scaldare i motori solo nel caso si vengano a verificare “fusioni” di coalizioni tali da individuare una figura super partes, per così dire. Ipotesi, beninteso. E da tenere sempre in evidenza nello scacchiere degli eventi.
Concludiamo con la chiusura di questa lunga parentesi e con un rammarico: se Mellone ha nove liste in cottura, con tutti questi altri candidati ne contiamo quindici. Dite che sono troppe? Allora riduciamo a dodici, ma sì anche solo dieci.
Se tanto ci dà tanto, dunque, c’è spazio per una battaglia interessante.
Il rammarico riguarda, invece, il fatto che abbiamo parlato di soli uomini in una città in cui le donne sono ampia maggioranza.
Possibile che nessuno abbia individuato una donna in grado di affrontare la sfida?
E chi, di questi cortesi signori, avrà almeno il coraggio di offrire agli elettori un “ticket” con una donna (Sindaco-Vicesindaco) potrà avere una marcia in più.
Quel coraggio che nemmeno il rivoluzionario Mellone ha avuto quando ha nominato, come suo vice, Oronzo Capoti.
















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