NARDO' - Molti hanno appena letto una nota di solidarietà dell'assessora alle Attività produttive del Comune di Nardò. Ma non sono lacrimucce di coccodrillo?
Scrive Giulia Puglia. Diciamo, meglio, l'assessora al commercio: "La desolazione di questi giorni, le strade deserte e le serrande dei negozi abbassate sono solo l'inizio di quello che ci aspetta se non saremo noi stessi ad aiutare i nostri commercianti a riaccendere le loro vetrine!
Condivido il post di una collega, oltre che cara amica. Post che fa riflettere ancora di più perché la mano che lo scrive è quella della Presidente dell'UCN.
NON ESISTONO ATTIVITÀ NON ESSENZIALI...PERCHÉ CHI HA APERTO QUELLE ATTIVITÀ CI LAVORA PER VIVERE!!!
Teniamolo in mente quando pensiamo di acquistare qualcosa, siamo una comunità unita, dimostriamocelo!"
Bene, avete letto la lezioncina didascalica. Come al solito sono i cittadini a dover dimostrare, ancora una volta, di voler bene ai propri commercianti.
Ma loro, questi politici, che cosa hanno fatto?
Ve lo diciamo noi: hanno occupato, senza tanti scrupoli, tutti gli spazi pubblicitari sulle plance pubbliche della città per la propaganda elettorale.
Non da ora. Le plance sono occupate con i manifesti delle loro belle facce dall'autunno scorso e resteranno tali fino alla primavera inoltrata. E chissà.
Non basta il danno al commercio, c'è anche la beffa: i politici pagano la metà di un normale cittadino.
Avete capito bene: un commerciante pagherebbe 100, loro pagano 50. Una sorta di concorrenza sleale considerando il monopolio assoluto della politica sul commercio.
Morale: non c'è da mesi, e non ci sarà per mesi, uno spazio pubblicitario a disposizione di un commerciante per poter fare propaganda ad un suo prodotto, ad una sua idea, ai prezzi che propone, ai saldi che pratica.
Al di là dell'idea che si dà di una città all'esterno, che l'unica forma di "lavoro" o di sistemazione a Nardò sia la politica, che cosa avrebbe potuto fare realmente l'Amministrazione comunale (Puglia, assessora, compresa) per sostenere il commercio?
Minimo ridurre al 50% il costo della pubblicità sulle plance. Almeno per par condicio con i politici!
Massimo abbatterlo del tutto, fino al novanta per cento. E, ovviamente, liberare le plance delle loro belle facce.
Invece no, loro ridono. Stampati ma ridono.
L'assessora piagnucola e fa gli appelli alla comunità unita.
I commercianti, zitti e prostrati, piangono davvero lacrime amare.
















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