NARDO' - La «primavera culturale» di Nardò continua in piena estate, proponendo la memoria delle proprie radici.
Dopo la presentazione del libro di Cosimo Romano e Lelè Pagliula, “Il profumo del successo”, il 24 luglio è stato presentato il mio libro, “La parrocchia Sacro Cuore di Gesù in Boncore di Nardò”, edito da Congedo.
La serata si è aperta con la celebrazione della Messa, presieduta dal vescovo Fernando Filograna, che ha anche aperto la fase della presentazione, sottolineando, accanto alla preziosa testimonianza di don Pasquale Rizzo, per 50 anni parroco di Boncore dal 1961 al 2010, la necessità della ricerca e della salvaguardia della memoria che tocca le radici della propria gente. È seguito il saluto grato dell’attuale parroco, don Fabrizio Rizzo.
Quindi ho presentato il libro, il cui orizzonte narrativo è molto ampio, partendo dalla origini con un’analisi storica di natura socio-economica e religiosa dell’Arneo fino al primo decennio del 2000.
Tuttavia maggiore attenzione è stata riservata al periodo della riforma fondiaria degli anni ’50, prevista per legge statale, ma reclamata dal 1949 al 1951 da braccianti e contadini con l’occupazione delle terre, che viene ricordata con la dedicazione di una strada con enfatica designazione: «Rogo delle biciclette» degli occupanti, azione svolta dalle forze dell’ordine, presentata, però, in forma amplificata.
Questo evento è diffusamente ricordato da studi storici, mentre gli stessi non hanno ricercato e trattato aspetti importanti e determinanti: l’opera dell’Ente di Riforma, soprattutto nella prima fase, quando si è smembrato il latifondo; la edificazione di strutture socializzanti, tra cui lo stesso luogo di culto; e, infine, il ruolo della Chiesa.
Il libro ha inteso proprio evidenziare questi aspetti che hanno fatto sì che le case coloniche e le famiglie degli assegnatari sparse in un vasto territorio, isolate ed estranee tra loro, divenissero una comunità di cuori e di intenti.
Centrale è stata la Chiesa con la sua parrocchia, istituita dal vescovo Corrado Ursi nel 1959, e con il giovane sacerdote don Pasquale Rizzo, nominato nel 1961, dopo che altri sacerdoti non residenziali si erano susseguiti, da don Lorenzo Strafella a don Cosimo Carrozza a don Giuseppe Ramundo.
Questa è stata, oltre che di spiritualità, centro di socializzazione e di crescita sociale e culturale, fruendo dei fabbricati costruiti dal Consorzio di bonifica dell’Arneo su finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno.
Cadenzando le varie fasi, sempre documentate, si conosce il ruolo del vescovo Mennonna, quando, su sollecitazione di don Pasquale, ottenne in comodato, oltre alla chiesa, gli altri edifici di Boncore. Il primo fu adibito da don Pasquale a scuola materna parrocchiale, per la cui frequenza offriva anche il trasporto, che ogni giorno proprio lui curava con il guidare un pulmino 850 Fiat, e, poi, con uno nuovo e più idoneo, Fiat 1000, messo a disposizione dal vescovo Mennonna.
Suggestiva la descrizione del lavoro di don Pasquale, quale curato di campagna, nel prodigarsi per il bene comune della sua gente, soprattutto i minori. Ed eccolo alla guida del pulmino nel prelevare dalle case sparse i bambini e, poi, riaccompagnarli, mentre la sua talare si infangava spesso nei giorni di pioggia, visto che vi erano solo viottoli appena sterrati.
Nella descrizione di questi anni risalta l’opera di don Pasquale, convinto del ruolo del prete a servizio, sì, spirituale, ma anche sociale e culturale, è tratteggiata senza enfasi, ma con stretta osservanza della documentazione, tratta dall’Archivio dello stesso don Pasquale, dall’Archivio storico della diocesi di Nardò, dai “Bollettini ufficiali” della diocesi, e, per aspetti più generali, da vasta bibliografia e anche da miei precedenti studi.
Si snodano, quindi, le fasi del cineforum, degli incontri formativi su problematiche diverse, dell’oratorio, dell’associazionismo, come l’Azione Cattolica; l’istituzione del doposcuola gratuito e soprattutto la «Casa del fanciullo», che ospita anche ragazzi a rischio e, successivamente, anche ragazzi dei primi immigrati sia albanesi che marocchini, divenendo così anche prete di frontiera.
Un’attività svolta senza clamore, senza la presunzione di essere migliori degli altri e senza mezzi finanziari elargiti dall’alto, ma con sacrifici, con amarezze, con delusioni, con soddisfazioni conquistate e sempre con coraggio umano, ottimismo sacerdotale, dedizione totale alla sua gente e estrema fiducia nel Signore.
Ha incontrato tante difficoltà, anche nella riscossione del tutto insufficienti dei contributi regionali per i suoi ragazzi. E così non manca nel libro la descrizione del suo salire le scale dei «palazzi» pubblici con speranza e da esso lo scendere con delusione!
Ha potuto operare anche per la collaborazione di tante persone, non poche specializzate e non poche del tutto gratuitamente.
I mezzi derivavano essenzialmente da benefattori soprattutto lombardi, come la famiglia Sonzogni, qui al Boncore al seguito di sacerdoti, come don Luigi Brambillasca, artefice anche della presenza del pittore Carlo Farioli, autore di tutti gli affreschi nel luogo di culto.
A questa vicenda è dedicato un intero capitolo con la rappresentazione iconografica: il pittore, di fama nazionale, gratuitamente dal 1978 al 2008 ha reso le pareti della chiesa come pinacoteca sacra.
Il libro, la cui narrazione termina nel 2010 alla conclusione del mandato di parroco di don Pasquale, illustra tutte queste tappe nel pieno rispetto della ricerca documentale e della consequenziale verifica, pur sempre nella consapevolezza che non può essere esaustiva, in quanto la ricerca deve continuare ed è bene che sia così. Pur avendo un indiscusso protagonista, don Pasquale, la narrazione è rimasta nei limiti dei confini della storia, esplicandosi in un quadro più ampio e nella dimensione reale delle persone e dei fatti.
I libro si apre con la “Presentazione” del vescovo Fernando Filograna; con un saggio, “Saluto gratitudine” di don Salvatore Nestola, di don Pasquale confratello, amico, perspicace collaboratore e artefice di vicende in Boncore. Alla mia “Introduzione” segue la narrazione storica. È riportata una sezione dedicata alle “Testimonianze”, scritte da benefattori e anche da alcuni di coloro che, da ragazzi, erano stati ospiti della «Casa del Fanciullo». Sono documenti di profonda umanità, di gratitudine e di fede.
La “Postfazione” è scritta da don Pasquale nello spirito umile, semplice, commosso, grato e, per determinazione, fiducioso in Dio e negli uomini, qual è quello dell’autore.
La parte iconografica, che diventa storia visiva, è molto ricca tra immagini a colore e in bianco e nero, rendendo ancor più significativa tutta l’organizzazione grafica, elaborata dalla Editrice di Mario Congedo.
Alla fine, oltre all’arricchimento conoscitivo di una pagina di storia nuova, si acquista il senso della determinazione, dell’impegno, della fiducia nelle forze umane, nella munificenza e nella silenziosa assistenza della Provvidenza per il doveroso e necessario bene comune.
Mario Mennonna
















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