PDM - La Storia insegna. La Storia ricorre. E dove c'è apparente illogicità ci sono, invece, soltanto interessi e calcolo. Rispolveriamo - perché la cultura sul web appare effimera e si salda meno nella memoria rispetto ai libri stampati - un momento straordinario della storia millenaria di Roma. Contiamo di proseguire con le pillole di storia perché la costruzione del "nuovo mondo" che si sta affacciando alla ribalta non può essere affidata solo agli youtuber.
La Pro Milone è considerata il capolavoro assoluto della retorica romana, attraverso la quale Cicerone è riuscito a eguagliare e superare l’inarrivabile retorica greca. Tuttavia, le magistrali argomentazioni proposte, per ironia della sorte, non furono abbastanza solide per salvare Tito Annio Milone dall'esilio. Ma, allora, cosa successe veramente?
Prima di tutto analizziamo il contesto: i fatti, le conseguenze e il clima a Roma in quel momento.
Tito Annio Milone era un tribuno della plebe appartenente alla fazione degli optimates.
Milone, per le sue tendenze politiche, si trovò a fronteggiare l'avversario Publio Clodio Pulcro (in Latino vuol dire bello, giusto, puro. Pensate un po'), leader dei populares.
I due scatenarono gravi e violenti disordini tra le strade di Roma mediante la creazione di bande armate composte da schiavi e gladiatori.
Alla fine Pulcro, che aveva persino proposto la propria candidatura come console per l'anno seguente, venne ucciso in uno dei numerosi scontri: era il 18 gennaio del 52 a.C. sulla Via Appia, presso Bovillae.
Milone venne accusato il 26 marzo da Appio Claudio Pulcro, nipote di Publio, e da altri tre subscriptores (coloro che presentavano l' accusa dopo il primo querelante) secondo la nuova lex, emanata per porre fine alle violenze politiche. Il processo iniziò il 4 aprile e si prolungò solo per quattro o cinque giorni di dibattito.
L'otto aprile Cicerone pronunciò la sua orazione, ma la presenza per tutta Roma delle bande armate di Clodio e delle truppe di Pompeo impedirono all'oratore di parlare tranquillamente e la difesa risultò claudicante ed inefficace. Ciò compromise la riuscita della difesa e Milone venne condannato a grande maggioranza all'esilio a Marsiglia.
Tuttavia, nonostante l'esito fallimentare, la Pro Milone è considerata il capolavoro di Cicerone, perché dimostra con fini argomentazioni logiche l’assurdità e l’impossibilità di un fatto realmente accaduto. Con questa orazione, l'Arpinate spinge il ragionamento logico agli estremi, arrivando a dimostrare l’impossibilità del reale e l’assurdità delle sue premesse.
Infatti, la morte di Clodio e l'identità del suo assassino erano chiare a tutta Roma e ciò permette a Cicerone di concentrarsi sul motivo del fatto avvenuto e di sottolineare la situazione paradossale. Per questo Cicerone spingerà molto soprattutto su un'approvazione del gesto estremo di Milone, considerandolo un motivo di elogio.
















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