NARDO' - A seguito dell’enorme successo di pubblico della sua mostra, ospitata nel chiostro dei Carmelitani dal 4 all’11 dicembre scorsi, l’amministrazione comunale ha voluto consegnare una targa al pittore Antonio Caracuta. Il sindaco Pippi Mellone, l’assessora alla Cultura Giulia Puglia e il consigliere Gianluca Fedele (che ha curato l’organizzazione della mostra) hanno ringraziato l’artista originario di Carmiano, donandogli la targa con la scritta “Al maestro Antonio Caracuta, il pittore dei carcerati, che tenne una mostra pittorica a Nardò, testimonianza di un’esistenza dedicata all’arte e alla solidarietà”.
“Ci ha sorpreso abbastanza – spiega Gianluca Fedele – la grandissima partecipazione dei neretini e non solo dei neretini alla mostra di Caracuta. In molti hanno apprezzato le opere e ne hanno acquistata qualcuna, mostrandosi incuriositi dalla sua bravura e anche dalla sua saggezza e dal suo originale punto di vista sull’arte, sulla fede e sulla vita. Non è facile portare in pochi giorni tante persone a visitare una mostra d’arte, nonostante sia un artista con un curriculum ormai di livello internazionale. La targa è stato un piccolo riconoscimento e anche un modo per ringraziarlo”.
Lo stesso Antonio Caracuta ha voluto donare alla città una splendida opera pittorica raffigurante un ulivo, tipico del paesaggio di Nardò e del Salento.
“Con questo omaggio – ha detto l’artista – voglio ricambiare l’immensa sensibilità con la quale Nardò mi ha accolto, un affetto dimostrato non solo con la mostra, ma con i tanti laboratori realizzati coi bambini e gli insegnanti delle scuole primarie neretine. Esperienze, volti ed emozioni uniche che porto nel cuore. La scelta dell’ulivo è tutt’altro che casuale, perché ha rappresentato nell’immaginario di tutti la bellezza e la forza dei nostri paesaggi, oggi tristemente devastati dalla maledetta Xylella. Un auspicio e una preghiera, quindi, affinché la nostra terra risorga e si possa tornare ad apprezzare ancora la grande bellezza”.
Antonio Caracuta è nato a Carmiano 73 anni fa. Appassionato di arte e di pittura sin da bambino (ha iniziato utilizzando carboni sui muri come remoti graffiti o disegnando sulla carta da pesce), ha vissuto in una famiglia molto povera senza mai smettere di catturare pensieri, immagini, sogni e sentimenti, dando loro libertà ed espressione sulla tela. Un anelito verso l’arte che non ha perso nemmeno quando la sua casa era vessata dai debiti e quindi dai creditori, una fase dell’età giovanile che gli ha generato una rabbia perenne contro le oppressioni e in difesa dei più deboli, dei sofferenti, dei bisognosi che vorrebbero far fronte alle situazioni più difficili per riscattarsi. Uomo di grande fede e tenacia, perché ha saputo lottare tra le incomprensioni, i disagi di una vita sofferta e travagliata, è autore di numerosissime opere, per le quali ha ottenuto riconoscimenti sia in Italia che all’estero, guadagnandosi stima e fama internazionale. Ha esposto in carceri, caserme, scuole, chiese, ospedali, case di cura. Per la sua recente fase stilistica è stato coniato il temine “intensismo”.
















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