NARDO' - Parliamo di una storia che è l'emblema del fallimento. Ed anche dell'impotenza di enti sovraordinati ad un Comune.

Condanna senza appello
L'abbattimento del Gerontocomio è l'emblema di un fallimento: spreco di risorse dovuto al mancato utilizzo di una struttura che comunque era stata completata.
Responsabile di questo enorme spreco di risorse una classe politica che ha concepito e fatto realizzare un'opera in assenza di un progetto di gestione e che per quarantanni se ne è disinteressata fino all'epilogo odierno.
Gli ultimi 25 anni di totale abbandono hanno prodotto lo scempio ma fino al 1998 infissi e vetrate erano ancora integri (si vedano le foto sul sito “Storiainrete”).
Una scelta iconoclasta dell'attuale Amministrazione a cui rispetto alla precedente va comunque data l'attenuante di aver tentato la vendita: tra il 2018/21 si dava per scontata l'acquisizione da parte dei privati.
L'opera è stata concepita da un valente architetto Raffaele Panella scomparso nel 2016. Va ascritta alla corrente del Razionalismo architettonico in cui vengono sperimentate soluzioni innovative in particolare due corpi di cui uno con profilo a 45 gradi che si collega all'altro attraverso ponti interni. Nel prospetto verticalità e orizzontalità ci riportano al puro razionalismo italiano degli anni trenta del secolo scorso (si veda la ex-Casa del Fascio a Como 1934).
Dunque struttura sicuramente destinata non solo a storicizzarsi ma già oggi di grande pregio architettonico secondo il mondo accademico che ha manifestato parere contrario all'abbattimento: Politecnico di Bari, docenti della Facoltà di architettura dell'Università Sapienza di Roma e Università IUAV di Venezia.
Affrettato perciò il giudizio estetico di bruttura affibbiato all'opera di Raffaele Panella su cui non si è mai aperto un dibattito. Varrebbe la pena ricordare giudizi altrettanto netti che sono stati ribaltati come quello di Benedetto Croce che definì il barocco “una varietà del brutto” oppure quello dello storico locale “Cosimo De Giorgi che in riferimento allo stile eclettico (vedi Ville delle Cenate) dice:” arte imitativa senza criterio”.
Nei nostri centri storici ci si imbatte in tantissimi immobili fatiscenti (un esempio tra i tanti il borgo antico di Taranto) eppure vengono recuperati con successo e nessuno oggi immagina di doverli abbattere!
Del resto questa idea del fare “tabula rasa” ricorda quel che accadde a Nardò negli anni sessanta con la scellerata decisione di demolire il Chiostro di Sant'Antonio demolizione che per fortuna fu interrotta.
(Giuliano Rizzo)
















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