NARDO' - Quei lecci a piazza Umberto, sommersi o salvati?
Prima che lo faccia qualcun altro sono io stesso ad ammettere che non sarebbero questi i tempi giusti per discorrer d’alberi. Ma mi chiedo al contempo dove andremo a finire da un benaltrismo ad un altro?
E vengo al dunque: si può continuare a ricadere periodicamente negli stessi marchiani errori? È quasi uno stucchevole leitmotif, una inaccettabile forma di superficialità riservata ancora solo e soltanto alle piante, soprattutto se di proprietà pubblica, cioè vale a dire appartenenti a “nessuno” (secondo un senso civico abbondantemente condiviso).
È d’altro canto vero di quanto si corra sopra ai tanti piccoli continui abusi verso la vegetazione urbana, ma credo che non si possa più tacere di fronte all’inaccettabile, soprattutto quando si tratta di opere anche fin troppo ben finanziate (leggasi PNRR!).
Ma veniamo all’oggetto della questione specifica: si tratta del restyling architettonico di Piazza Umberto I a Nardò, dove in particolare colpisce il fatto, davvero tecnicamente insostenibile, di interrare il colletto e parte del tronco degli alberi preesistenti (che una volta tanto si è voluto meritoriamente mantenere), annegandoli sotto una spessa coltre di terreno, variabile da 50 a 75 cm di spessore. Sotto il profilo della fisiologia vegetale è inutile dire che ciò rappresenta quanto di peggio si possa fare ad un albero. Sarà inevitabile che tale maldestra operazione procuri asfissia radicale e a ruota, nel medio termine, marciumi e decadimento dell’apparato radicale con serie ripercussioni per intero albero. Detto per inciso, si tratta di uno di quegli errori per cui si verrebbe irreparabilmente rimandati all’esame di architettura degli spazi verdi, in qualunque università d’Italia.
Spreco, rovina di patrimoni verdi, indifferenza verso le competenze e la professionalità specializzata, questo obiettivamente risalta agli occhi e soprattutto ai nervi!
Si provveda a correggere immediatamente al misfatto tecnico, adottando misure idonee al buon mantenimento agrobotanico di quei poveri lecci sommersi, che qualcuno ancora in questa città vorrebbe vedere salvati. Sono personalmente disponibile a collaborare, a titolo gratuito, purché si rimedi.
Come se non bastasse, a plastica conferma della scarsa attenzione rivolta all’esecuzione dei lavori, basta osservare le gravi ferite inferte ai tronchi dai mezzi di movimento terra, a indicare, se ce ne fosse ancora bisogno, il livello di negligenza e superficialità rivolta ai malcapitati alberi.
Bruno Vaglio
















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