Sta arrivando un Natale difficile e doloroso che invita tutti a una profonda riflessione di fronte alle guerre e ai tanti giovani, bambini, anziani, donne, uomini, alle tante persone che ogni giorno perdono la vita.
Fin da bambini ci viene insegnato e noi continuiamo ad insegnare ai nostri figli ad essere buoni cittadini, persone per bene, mai violente, mai aggressive.
E poi accade, sta accadendo ogni giorno, che tanti giovani giunti all’età giusta per comprendere la ferocia della realtà sono costretti a prendere in mano un fucile a causa di tante guerre che purtroppo stanno imponendo una logica che non riusciamo a dominare e che sta degenerando.
La ribellione e il sacrificio di tanti giovani in Ucraina, Israele, Yemen, Siria, Etiopia e in tante altre zone di guerra nel mondo chiedono riconciliazione, dialogo, abbandono delle armi, fermezza contro l’ingiustizia della tragedia umanitaria che le guerre provocano.
Anche se non direttamente colpiti dalla guerra i nostri giovani non sono immuni dal subire emotivamente tutta questa violenza, dal vedere alterata la loro percezione della realtà e dal modo di organizzare la convivenza. Solo le immagini trasmesse dalle guerre seminano in profondità paura, inimicizia, divisione, odio e barriere di ogni tipo ed è reale un nesso tra questi sentimenti e il crescere della violenza intorno a noi e nella nostra società.
Tuttavia, non sono i giovani a decidere le guerre anche se sono soprattutto loro ad andare sui fronti di battaglia e nelle piazze a chiedere la pace e, purtroppo, il futuro della pace e dell’umanità non sono nelle ali di coloro che sognano e vogliono un mondo migliore ma nelle mani di potenze rivali che stanno dividendo il mondo.
Certe volte penso che ci troviamo in uno stato d’assedio duro e drammatico che ci limita, ci fa soffrire, corrompe le speranze e distrugge il futuro e l’umanità. Dobbiamo stare attenti a non cadere nella logica dallo sterile “salvarsi da soli“ e pensare “ognuno a se stesso” perché ognuno di noi ha responsabilità e facciamo attenzione a non rassegnarci e spegnere il nostro impegno di costruttori e operatori di pace mantenendo sempre più vive le memorie, i drammi del passato, le terribili storie che i nostri cari prima di noi hanno vissuto.
“Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare né per terra: per esempio, la guerra”. Queste parole di Gianni Rodari sono semplici e dal significato immediato come la terzina ”Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza“ scritta da Dante nel XXIV canto dell’Inferno nella Divina Commedia.
Tra le luci e la gioia di questi giorni di Natale accendiamo come dice Papa Francesco “una luce di speranza di non arrendersi di fronte al male e combattere le guerre“ e guardiamo con fiducia verso i giovani costruendo con loro una forza viva, portatrice di speranza e di fiducia per combattere e superare il disimpegno, la rassegnazione e il fatalismo.
Auguro a tutti un Natale con meno regali ma con tanti sogni e ideali realizzati.
Pantaleone Pagliula
















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