NARDO' - Un altro episodio da raccontare e che risale al 2022: la storia di Alessia Nobile, unica pugliese ricevuta dal pontefice in rappresentanza della comunità Lgbtq+
Tra i cattolici non ci sono persone “fuori posto” e papa Francesco lo ha dimostrato l’altro ieri accogliendo, ed abbracciando, sei donne transgender. Alcune straniere ed una sola italiana, originaria di Palo Del Colle ma salentina di convinta adozione.
Alessia Nobile, 43 anni, ha incontrato il Papa della misericordia per donargli il suo libro che racconta le difficoltà, e poi la gioia “compiuta”, di una faticosa transizione. Da uomo a donna. Nel segno di poche parole che caratterizzano l’operato, ad esempio di don Franco Barbero, il prete degli Lgbtq+: Per vivere non si chiede permesso.
“Non pensavo davvero di arrivarci – spiega Alessia Nobile – ma non perché non fossi sicura del reale sentire di papa Francesco ma perché spesso lui viene usato come alibi, come pretesto per dire che la Chiesa non vuole incontrarci, che per noi non c’è posto. Siamo vittime di questo pregiudizio ma, a furia di subirlo, ne diventiamo anche portavoce e portabandiera. Anche noi partiamo prevenute e anche io ero scettica e mi chiedevo: chissà se il Papa vorrà veramente vedermi?”
Il “gancio”, però, era importante. Suor Genevier, una religiosa francese che vive in un luna park a contatto diretto con gli ultimi della terra. Una persona che sa che cosa sono i pregiudizi.
“Quando sono arrivata davanti a lui – continua la scrittrice - non mi sembrava vero perché mi ha subito sorriso quando mi sono presentata come donna transgender. Francesco mi ha immediatamente replicato che non gli interessava altro e che tutti siamo figli dello stesso Padre, come a dire: sei mia sorella, che senso ha dirmi chi eri o che cosa eri? Volevo inginocchiarmi ma ho percepito come lui non ami la venerazione nei suoi confronti. Ho sentito, invece, la fratellanza, un sentimento spirituale che il Papa emana per pura empatia”.
Alessia gli ha donato il suo libro in cui c’è tutta la sua storia, a tratti sicuramente dolorosa, da ragazzino “fuori posto” in una provincia del sud. Un sud anche amaro che, però, ha saputo accogliere la “nuova” Alessia. “Il Salento, in particolare, tra Gallipoli e Santa Caterina – spiega – dove mi sono ancorata. La realtà che mi ha dato lavoro, che mi ha abbracciata. Qui mi sono sentita me stessa e sono rinata. In tre scuole, senza alcun pregiudizio, ho incontrato studenti ed insegnanti per parlare de “La bambina invisibile”: a Tricase e Racale”.
Ma torniamo al pontefice. “Mi ha detto subito che ho fatto bene a scrivere tutto – continua Alessia Nobile – e mi ha anche incoraggiata esclamando: brava! L’ha guardato, l’ha aperto e poi si è raccomandato di non perdermi nella cattiveria, di non badarci per non farmi avviluppare. Di essere me stessa praticando la semplicità e prendendo le distanze dalle persone cattive. Ho percepito quei minuti come un dialogo tra due persone alle quali non interessa la diversità e che sono in grado di comprendere il prossimo arginando il pregiudizio. Questo il suo messaggio: per lui c’è l’unicità dell’individuo. Un messaggio universale. Lui è Papa, io sono Alessia, quella è argentina. Ma siamo tutti unici e persone umane”.
Alessia Nobile spende anche parole importanti per l’anziana suora francese: “una missionaria che anche ora, a Roma, continua ad operare per gli ultimi. Il cervello cambia, come le idee: basta viaggiare, esplorare, ascoltare, capire gli altri. Non bisogna chiudersi nel proprio mondo ma guardare oltre i nostri orizzonti. In questo mese di pride non parliamo di lotte, di prove di forza, ma di conoscenza, gli uni degli altri. Parliamo di informazione nelle piazze. Il pregiudizio si forma nell’ignoranza, nella non conoscenza. Quando qualcuno mi conosce bene mi dice, con meraviglia: ma allora tu sei una ragazza transgender? Sì, sono semplicemente una donna, una persona come tante, con emozioni, sensazioni e competenze. Con la mia unicità”.
















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