NARDO' - "Ho, purtroppo, come la sensazione che qualcuno speri quasi esclusivamente al riconoscimento del titolo per poter gestire i 500mila euro previsti dal premi". Leggete questo intervento.
Il progetto denominato "Capitale italiana del libro" è, in poche parole, un'iniziativa del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo che a partire dal 2020 ha l'obiettivo di incrementare e incentivare la promozione della lettura e una serie di programmi e progetti anche collaterali alla lettura, finalizzati alla inclusione sociale e alla promozione dei territori.
L'iniziativa è molto più articolata in quanto comprende una valutazione delle proposte di ogni singolo comune da parte di una giuria, una prima selezione delle città che hanno inoltrato le migliori proposte, la successiva audizione per la presentazione del progetto e al vincitore, oltre al titolo di Capitale italiana del libro, spetta un finanziamento dell'importo complessivo di 500mila euro proprio per la realizzazione del progetto proposto.
Per l'annualità 2026 Nardò rientra nella fase finale della selezione con il progetto denominato: "Nardò Capitale della Lettura Rigenerativa: Territori, Comunità, Futuro".
Per il Comune di Nardò all'audizione era presente l'assessore alla cultura Giulia Puglia che, nei circa 30 minuti a disposizione, ha illustrato i vari punti del progetto, oltre a rispondere ad alcune domande rivolte direttamente dalla giuria.
Ho seguito in diretta le audizioni sia dell'assessore Puglia sia degli altri rappresentati dei comuni in gara e, sinceramente, non voglio entrare in merito a valutazioni o opinioni circa l'esposizione del progetto; preferisco piuttosto soffermarmi sul contenuto del progetto che per alcuni aspetti credo risulta essere scontato ma su altri lo trovo valido, almeno secondo il mio punto di vista.
Uno tra gli aspetti diciamo "scontati", ad esempio, è il continuo sottolineare come cruciale il coinvolgimento dei giovani e l'impegno a incentivare la lettura, oltre al riferimento ad una serie di iniziative letterali che non sempre risultano di spessore.
Altro aspetto che ritengo manchi al progetto del Comune di Nardò è il coinvolgimento reale dei cittadini e dei maggiori attori della città alla fase preliminare di preparazione delle idee dell'iniziative; in questo modo si è preclusa la possibilità di proporre idee e dare una più chiara indicazione di quelle che potevano essere le finalità maggiormente sentite dalla comunità.
Ci sono, come detto, altri spunti del progetto che secondo me sono davvero positivi ed importanti; mi riferisco a tutta quella parte del lavoro proposto che riguarda gli aspetti multimediali e tecnologici, con particolare riferimento al coinvolgimento delle categorie svantaggiate e con specifici bisogni, oltre alla fascia dei grandi adulti e dei più giovani i quali ormai vivono "immersi" (nel bene e nel male) nelle nuove tecnologie.
Non posso che essere favorevole, quindi, a tutte quelle previsioni inserite in favore dei diversamente abili, delle guide audiovisive, pannelli con la scrittura in Braille, QR code, informazioni tattili di vario tipo, il tutto finalizzato al massimo coinvolgimento e diffusione della lettura in generale, anche in chiave moderna.
Mi chiedo, però, come mai fino ad oggi non si è voluto puntare su questi aspetti. Come mai non sono state destinate risorse economiche da parte dell'amministrazione comunale rispetto a tutti quegli aspetti dell'inclusione delle persone con specifiche esigenze? Possibile che non si abbia mai avuta questa sensibilità e visione? Magari con queste dotazioni già realizzate e funzionanti si sarebbe potuto ricevere una migliore valutazione e quindi una più probabile attribuzione del riconoscimento e del premio economico.
Ho purtroppo come la sensazione che qualcuno speri quasi esclusivamente al riconoscimento del titolo per poter gestire i 500mila euro previsti dal premio; io, invece, incrocio le dita affinché la città di Nardò possa avere visibilità a livello nazionale, portando alla ribalta in nostro territorio e le sue ricchezze, che l'attribuzione del titolo "Capitale italiana del libro" sia un significativo punto di svolta per la comunità neretina attraverso la lettura e la cultura e, non da ultimo, vedere realizzati tutti quegli aspetti di civiltà nei confronti di è ha qualche difficoltà in più.
Incrocio le dita.
PAOLO DE BENEDITTIS
















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