NARDO' - La remissione di querela è l'atto con cui la persona offesa ritira la querela già presentata, portando all'estinzione del reato se accettata dal querelato. Questo è successo un'ora fa nelle aule di giustizia del tribunale di Lecce.
Una sorpresa per Risi e per i suoi avvocati.
L'udienza innanzi al giudice Coppola, della prima sezione penale del tribunale di Lecce, si apre con l'ex sindaco imputato per diffamazione.
A querelarlo è stato proprio Pippi Mellone con due denunce: una come cittadino e l'altra per conto dell'Amministrazione comunale, quindi come sindaco.
Ma il giudice annuncia che c'è stata remissione di querela presentata in via telematica. mellone, in sostanza, ha inviato una Pec. Cade anche la costituzione in sede civile con cui Mellone aveva chiesto a Risi UN RISARCIMENTO.
Praticamente, non chiedendo nulla per la remissione, Mellone ammette, implicitamente, di aver sbaglito a querelare l'ex primo cittadino Risi che, nel frattempo, aveva presentato una lista di quaranta testimoni da ascoltare.
Il PM ha chiesto di non doversi procedere ma nei prossimi giorni potremo leggere anche la sentenza.
ECCO, INTANTO, LA STORIA COMPLETA COME APPARSA SUI GIORNALI IL 9 LUGLIO 2024
Firme taroccate per le comunali, a giudizio per diffamazione ex sindaco di Nardò. Ma i presunti brogli restano ancora senza giustizia
Marcello Risi, non rieletto nel 2016 anche a causa della vicenda delle attestazioni false consegnate all’ufficio elettorale denunciò i fatti, rimasti ancora senza un colpevole o senza alcuna assunzione di responsabilità
Situazione paradossale a Nardò: l’ex sindaco Marcello Risi, non rieletto nel 2016 anche a causa della vicenda delle attestazioni false consegnate all’ufficio elettorale del Comune per la presentazione di alcune liste avversarie, va a giudizio dopo aver denunciato i fatti, rimasti ancora senza un colpevole o senza alcuna assunzione di responsabilità. Risi, dunque, affronterà il processo in cui è imputato per diffamazione. L’udienza è prevista per domani davanti alla prima sezione penale del Tribunale di Lecce.
Ma non c’è ancora alcuna notizia, da parte della Procura della Repubblica di Lecce, sul primo procedimento dal quale inizia tutto: quello delle cosiddette “firme false” e che, tecnicamente, è ancora fermo alla fase delle indagini sulla scrivania del PM Alberto Santacatterina. Dal 2021 ad oggi. Risi, invece, deve già rispondere alla denuncia presentata nei suoi confronti dal sindaco di Nardò Pippi Mellone (che nel 2016 vinse le elezioni per un pugno di voti, 95 per la precisione) e dare spiegazioni sulle affermazioni, molto decise, rilasciate dopo la scoperta delle “firme false”.
Tutto inizia nell’autunno del 2020 quando due consiglieri comunali del Pd, Lorenzo Siciliano e Daniele Piccione, informano la Guardia di finanza di aver saputo che diverse firme apposte sui moduli per la sottoscrizione della dichiarazione di accettazione della candidatura alla carica di consigliere comunale, in tre liste a sostegno di Mellone, non sarebbero state apposte dai candidati e, nonostante questo fatto, regolarmente autenticate. Successivamente, nel marzo 2021, quattro candidati al Consiglio comunale (uno è persino eletto nelle file della maggioranza melloniana) non riconoscono la propria firma come autentica e sporgono querela alla procura della Repubblica di Lecce. I quattro richiedono copia conforme dei modelli di sottoscrizione alla sottocommissione elettorale circondariale (che conserva gli atti di ogni consultazione), riscontrando che la firma autenticata sui moduli non è la propria. In precedenza i candidati avevano firmato sì l'accettazione ma su un modulo non conforme alla normativa.
Successivamente qualcuno si sarebbe preso la briga di apporre le loro firme ("false, non sono le nostre", affermano loro con forza nella querela) su nuovi moduli, per poi farle autenticare. "Quelle elezioni sono a rischio di nullità” commentò Risi all’epoca, ignaro di quello che sarebbe successo poco dopo. Ad aprile dello stesso anno, infatti, la fantasia superò la realtà con la notizia della scomparsa, per un furto avvenuto nottetempo ed in febbraio negli uffici elettorali del Comune neritino, dei faldoni contenenti le carte con le firme. I ladri, cioè, entrarono in municipio senza effrazione di porte o finestre per rubare solo i fascicoli del 2016 con la documentazione di cinque liste elettorali. I finanzieri, incaricati di sequestrare tutti i faldoni per conto della procura, riuscirono a prelevare solo ciò che era rimasto dopo il furto.Sempre Risi parlò, in quella occasione, di “inquietante inquinamento delle prove”.Il tempo è trascorso invano perché non c’è ancora nessun “responso” su falsificazioni, furti e inquinamento delle prove. Il silenzio è calato su questa vicenda ad eccezione delle vibranti richieste di Risi (che ha invocato, invano, l’intervento del Viminale) di fare chiarezza. In particolare proprio l’ex sindaco Risi ha pubblicato, sul proprio spazio social, alcune riflessioni sulla spregiudicatezza del sindaco Mellone e sul Comune definito “luogo opaco nel quale vengono commessi reati”.
Dichiarazioni che hanno spinto Mellone, assistito dall’avvocato Giuseppe Corleto, a querelare a sua volta Risi per diffamazione. Ora, però, questo processo viene celebrato, già da domani, mentre del primo fatto, molto grave per le istituzioni e la democrazia, non ci sono ancora notizie. Va detto, infine, che i difensori di Risi, Giuseppe Cozza e Francesco Risi, hanno prodotto una impressionante lista di persone da ascoltare e che, in qualche modo, hanno avuto un ruolo nelle vicende cittadine, in primis quella delle “firme false”: militari, dirigenti e funzionari comunali, politici di ogni schieramento, ex candidati. Il processo a suo carico, dunque, si annuncia come una vera e propria parata di persone, ne sono attese quaranta davanti al giudice monocratico Elena Coppola, e grazie a queste testimonianze forse si scoprirà perché vennero apposte le fatidiche “firme false”.
















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