NARDO' - All’IISS Moccia-Vanoni legalità e partecipazione: studenti protagonisti dell’incontro promosso da Libera.
“Sulle orme di Renata: giovani e partecipazione democratica”, è il tema dell’incontro molto partecipato si è svolto stamane a Nardò ed è stato organizzato in occasione della XXXI Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, promossa da Libera.
In collegamento dall’aula magna dell’istituto Moccia-Vanoni numerose scuole del territorio, ben 25, centinaia di studenti uniti dal desiderio di costruire una cultura della legalità fondata sul rispetto, sulla responsabilità e sul bene comune. Lo streaming della manifestazione è stato seguito sul canale Youtube dell’IISS Moccia-Vanoni Live.
L’importante momento di riflessione e partecipazione civica si è aperto con i saluti istituzionali della vice dirigente scolastica, prof.ssa Simonetta Rescio, che ha portato anche il saluto della Dirigente, Prof. Maria Rosaria Però. “La nostra – ha affermato - è una delle prime scuole presidio in Provincia di Lecce, sin dal 2010 le attività del presidio includono incontri con testimoni e referenti di Libera per formare la coscienza civica degli studenti”. Poi ha preso la parola la prof.ssa Clara De Braco referente del presidio Libera “Renata Fonte” di Nardò: ha evidenziato “Ripeschiamo le coscienze, offriamo un salvagente di pensiero critico e di speranza per non affogare nel naufragio di valori, occorre una rete ecologica di rapporti e di relazioni, non possiamo lasciare che il mondo vada alla deriva, siate la speranza del futuro”.
L’incontro è stato coordinato dalla prof.ssa Adele Filograna, referente Libera per l’Istituto, che ha guidato i diversi momenti della mattinata favorendo il dialogo tra relatori e studenti. Accanto a lei i professori Giovanni Manca, da sempre impegnato sui temi della legalità, Clara Carrozzo Magli e Daniele Nestola, Susanna D’Amato e tanti altri. Parlare di legalità significa promuovere valori concreti: la giustizia, la solidarietà, il coraggio delle scelte giuste anche quando sono difficili.
La mattinata è poi entrata nel vivo con la toccante testimonianza di Sabrina Matrangola, figlia di Renata Fonte, vittima innocente di mafia. Le sue parole hanno offerto agli studenti uno spunto profondo di riflessione sull’importanza dell’impegno quotidiano contro ogni forma di illegalità: “Mi piace pensare che la semina di Renata sta germogliando, germoglia in tutti voi che avete la pazienza di ascoltare. E soprattutto il germoglio di una donna giusta, come l'ha definita Don Luigi Ciotti. Non solo giusta, ma eretica. Ragazzi, eretica vuol dire scegliere, essere, cogliere nella realtà ciò che ci convince, eretica vuol dire scegliere un'altra strada, e questa scelta non sempre è la più facile, non sempre è la più serena”.
Il progetto che ha coinvolto le scuole rappresenta un’importante occasione di crescita per gli studenti, chiamati a riflettere, a confrontarsi e a prendere posizione di fronte a temi che riguardano il loro presente e il loro futuro. Renata Fonte scriveva della verità “Rincorrerti è penoso e forse è vano sperare di raggiungerti, ma forse è per questo che esisti, per appagare l'animo col travaglio della tua ricerca. E questa ricerca di verità alimenta ogni giorno il coraggio di essere, quando ritorna a Nardò non ha neanche compiuto 30 anni e forte degli insegnamenti dello zio, il grande Pantaleo Ingusci, avvocato, storico, poeta, che era stato commissario prefettizio nel ventennio fascista a Nardò. Ingusci è stato un grande mazziniano, militante di passione e di legalità, forte di questo impegno decide anche lei di iscriversi al Partito Repubblicano Italiano, che è un po' la propaggine politica e quindi farsi partito nel mazzinianesimo esistente delle lotte per l'indipendenza”.
Durante l’incontro è stato presentato anche un video musicale con testo e musica di Alfredo Ronzino, che fa parte del progetto "Naraino". Il brano è stato annunciato a fine marzo 2026 come un omaggio, descritto come una canzone per celebrare un'icona locale: Renata Fonte. Le immagini di grande suggestione che scorrevano nel video erano state concesse da Aristide Mazzarella che ha realizzato un documentario su Porto Selvaggio.
Ha preso la parola anche l’avvocato Vincenzo Renna che ha affermato: ”Siate eretici, ribellatevi anche a noi adulti quando sbagliamo, non cercate scorciatoie, la legalità non è un concetto astratto, è un gesto quotidiano: attraversare sulle strisce, rispettare gli altri, scegliere le parole al posto della violenza, non cercate lo stupefacente, siate stupefacenti voi!”
Uno dei momenti più significativi della mattinata è stata la lettura dei nomi delle vittime innocenti delle mafie, gesto simbolico che ha unito memoria e responsabilità, rendendo viva la consapevolezza del sacrificio di tante persone. Ampio spazio è stato dato anche agli studenti, veri protagonisti dell’iniziativa, che hanno condiviso tante riflessioni e lavori frutto di percorsi didattici svolti in classe. Alcuni studenti, ad esempio, hanno costruito un percorso in cui hanno descritto a Noha, frazione del comune di Galatina (LE), il recupero ed il riutilizzo di un immobile confiscato alla criminalità organizzata che è stato restituito alla collettività. Dalle loro considerazioni è emersa una forte consapevolezza: il cambiamento è possibile, ma richiede impegno, collaborazione e partecipazione attiva. In particolare, è stato sottolineato come esperienze concrete di cittadinanza attiva possano trasformare diffidenza e distanza in fiducia e coinvolgimento.
Il progetto si conferma così un’importante occasione di crescita per i giovani, chiamati non solo a conoscere, ma anche a prendere posizione. Ha scritto una studentessa: “Dolcissime Sabrina e Viviana, vi guardo dormire e sento un nodo al petto, quel misto di orgoglio e paura che solo una madre può conoscere, scrivo queste righe perché ci sono giorni in cui il vento soffia forte e le ombre sembrano farsi più lunghe e voglio che avete sempre con voi la mia voce, anche quando il rumore del mondo cercherà di coprirla”. Il senso dell’incontro in una frase della figlia di Renata: ”Se fossimo stati di più al suo fianco sarebbe stato più difficile prendere la mira”.
Marco Marinaci
















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