Vertenza Natuzzi - Divani&Divani. Triste vedere un altra grande azienda pugliese, una delle poche multinazionali, imboccare la via della crisi. Ma i numeri, in economia, sono spietati. L'azienda, quotata al Nyse di New York, e' passata dai 404milioni di fatturato del 2022 ai 254 del 2024. Confermando i 1850 dipendenti, ovvero, passando dai circa 220mila fatt/dip del 2022 ai 138mila fatt/dip del 2024, la sentenza apocalittica e' inevitabile.

Oltretutto, il fattore continua a scendere. l'azienda ha cosi imboccato la tragica strada delle perdite e della erosione del patrimonio sociale. Si cerca un rilancio, ma come attualizzarlo? Immettere nuovi finanziamenti servirebbe a poco se non a peggiorare la situazione. L'azienda chiede la cassa integrazione per l'80% dei dipendenti e la delocalizzazione, ovvero, scappare. Cosa ha generato questo, sara' stata una diminuzione della produttivita' per dipendente? In questi casi, piu' che sindacati, parti e controparti, sarebbe opportuno stavolgere il solito sistema che ha portato alla chiusura definitiva di centinaia di prestigiose aziende italiane. Le parti coinvolte si dovrebbero sedere intorno ad un tavolo non per rivendicare, ma per capire prima le ragioni della crisi, e poi per affrontarla costruttivamente, e con reciproca lealta'.
Gli addetti, per esempio, potrebbero mettere sul tavolo una parte delle loro liquidazioni ed entrare soci nell'azienda; oltre a capitalizzare la soc si cambierebbe il rapporto con la stessa: non piu' dipendenti, ma soci. Lo Stato potrebbe portare in dote, non come finanziamenti volatilizzabili, ma come altro aumento di capitale, altre risorse, sul vecchio modello IRI. Stessa quota di capitale dovrebbe apportarla la proprieta'. Una formula definita cogestione: non piu' parti contrapposte, ma partecipazione unisona alla gestione ed al rilancio di una gloriosa azienda, come la Divani&Divani by Natuzzi SpA. Una formula, questa, che potrebbe essere utilizzata come sistema. Senza andare lontano, la Chrysler americana la adotto' con successo in occasione della crisi dell'automotive di qualche anno fa ed ora la Chysler continua a vivere nel gruppo Stellantis. La chiusura di una grande azienda porta disoccupazione e tragidita' immaginabili. Si spera, di salvare in modo produttivo, la bella realta' (tb)
















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