PORTO CESAREO - I cesarini si sentono colpiti nel profondo, quello del loro mare. Si blindano e sono pronti infatti, alla resistenza contro il pericolo delle trivellazioni. Si è svolto venerdì pomeriggio presso il ristorante «Bacino Grande», un convegno per tracciare le linee guida di un comitato «ad hoc».
Nel contempo la multinazionale Shell Italia E&P si apre alla discussione con una riunione, fissata per il 19 dicembre, alla presenza del Presidente della Provincia, Antonio Gabellone e dei vari sindaci rivieraschi. Sarà l’occasione per presentare il progetto relativo a due «istanze di permesso di indagine geofisica», localizzate geograficamente nel Mar Ionio settentrionale. Gli amministratori però, hanno già le idee chiare e si oppongono alla «shelleratezza» che mette in pericolo l’ambiente, la salute e l’economia locale. «Non possiamo commettere gli stessi errori di 50 anni fa - dice Stefano De Maglio, revisore dei conti e fautore del Comitato – quando i nostri nonni hanno accettato l’Ilva di Taranto e Cerano di Brindisi».
Ed ha aggiunto, il vice sindaco Antonio Greco: «La caccia all’oro nero bloccherebbe lo sviluppo sostenibile». Nella marea di rischi poi, anche il paradosso. Con dati alla mano, ad esporre i «nonsense» di queste trivellazioni è stato anche Luigi Aquaro, presidente di Legambiente di Porto Cesareo che ha fatto notare come il fabbisogno petrolifero si aggirerebbe attorno a 50 giorni.
La domanda sorge spontanea: ne vale la pena? Intanto su proposta di Eugenio Sambati, ex presidente del consiglio comunale, si procederà con una delibera sull’argomento, già dalla prossima seduta consiliare. «Ovviamente anche gli altri Comuni – prosegue Sambati – dovranno predisporre tale delibera in modo da sollevare uno spirito di condivisione sociale». Pertanto, nella tabella di marcia cesarina, l’obiettivo è proprio quello di coinvolgere gli altri dodici Comuni (Nardò, Galatone, Sannicola, Gallipoli, Taviano, Racale, Alliste, Ugento, Salve, Morciano di Leuca, Patù, Castrignano del Capo) chiamati in causa dalla Shell, in modo da irrobustire la «voce del dissenso» nei 60 giorni a disposizione, tempo prestabilito per presentare delle osservazioni e il proprio diniego.

















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