
NARDO'/ROMA - Marco Falconieri, nostro validissimo collega, si trova a Roma e non perde l'occasione di raggiungere piazza San Pietro.
Lì si trova davanti ad una folla veramente in gioioso delirio: è tanta l'attesa per un nuovo pastore che sappia parlare alla gente. "In tanti piangevano per l'emozione e la commozione" dice Marco. Mezza Roma è bloccata: trenini e bus presi d'assalto da gente che arriva da ogni dove e si riversa in piazza. Tutti corrono per assistere ad un momento che rappresenta una porta d'ingresso nella Storia.
Il risultato che esce dal conclave entusiasma davvero il popolo accorso a Roma: c'è un primo momento di disorientamento, alla lettura del nome del nuovo Pontefice, in cui nella piazza regna un silenzio surreale. Ma poi l'incontro con il nuovo Papa scioglie le incertezze. Basta nulla - lo si capisce subito - per far scattare la molla, il feeling, l'intesa. Papa Francesco genera immediatamente tanta voglia di conoscerlo meglio, di ascoltarlo di nuovo.
"Le persone volevano proprio sapere quale nome avesse deciso di assumere ed era partito il quizzone - dice Marco - e molti credevano fosse brasiliano. In molti hanno apprezzato la semplicità, le sue poche parole hanno trasmesso questo in piazza. La gente era fiduciosa, anche per il nome che ha scelto: pare abbia ispirato sicurezza, fiducia. Vi riporto parole che ho sentito tra la folla".
Dice "buonasera", ama il tango ed il calcio, predica la stagione della Chiesa missionaria: la priorità è quella della nuova teologia della liberazione. Liberare dalla schiavitù della fame e della poverà. E' il volto della Chiesa francescana che non pronuncia la parola "Papa" o "Pontefice" ma si definisce "vescovo". Anche l'immagine eurocentrica, del benessere e del capitalismo, borghese e un po' imbellettata, sembra dissolversi in un attimo.
Cari lettori, c'è una speranza. Nel nome del Papa c'è un programma rivoluzionario che è quello di un mondo più giusto. Crediamoci, c'è una speranza.
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