NARDO' - Arriviamo in ritardo e lo sappiamo. Ma questo articolo serve a valorizzare lo slancio umanitario di alcuni neritini che, quel giorno, si sono buttati in mare di notte per aiutare il prossimo. Un gesto che è rimasto riservato nelle cronache del giorno successivo, occupato soprattutto dai resoconti delle forze dell'ordine. La redazione della portella del cuore, però, ha scoperto questa "storia nella storia" e intende valorizzare - una volta che se ne presenta l'occasione - l'atteggiamento positivo e altruista di questi giovani neritini.

Un viaggio di disperazione che viene da lontano e la testimonianza di altruismo, che ancora una volta fa onore alla Città di Nardò, medaglia d’oro al Merito Civile. Lo sbarco di clandestini del 29 aprile scorso a Santa Caterina, viene documentato e raccontato per voce di alcuni ragazzi di Nardò che hanno assistito con i propri occhi all’accaduto.
«Erano le 11.30 e io mi trovavo con i miei amici –racconta il giovane Mino Manca – vicino al “Chiapparo”, quando ho visto delle luci che provenivano dal mare. Ci siamo fermati, in un primo momento pensavamo che fossero dei natanti, ma poco dopo abbiamo visto delle persone che facevano segno con delle luci, dall’alto di un’imbarcazione per chiedere aiuto». A questo punto, i ragazzi non hanno esitato a contattare la Capitaneria di Porto di Gallipoli, e nell’attesa dei soccorsi si sono avvicinati a parlare con un giovane afgano che in inglese, cercava di spiegare la situazione. «Si sentivano bambini piangere, e donne che si disperavano in preda al panico – prosegue – il ragazzo ci ha detto che erano in viaggio da cinque giorni e che lui era lì con i suoi genitori e sua sorella. Con un gommoncino a remi abbiamo aiutato cinque persone a raggiungere la riva. Quattro clandestini però, una volta approdati, sulla terraferma sono scappati”. Sono stati continui i contatti con la Capitaneria che ha trainato l’imbarcazione a Gallipoli. Ad accogliere il gruppo, sul molo, alcuni sanitari del 118 e la Croce Rossa Italiana, i quali hanno prestato loro i dovuti soccorsi.

















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Gent.mo direttore, le allego un bell'articolo del Corriere della Sera.
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