NARDO' - Le guardie eco-zoofile vengono chiamate in tutta fretta. La situazione anomala si è verificata davvero in pieno centro, a Nardò.

Le foto sono state scattate dal sig. Carmine Sanasi e gentilmente fornite dai responsabili dell'Aeop.
La chiamata è canonica, la scoperta no: in una casa, in via Principi di Savoia (praticamente una traversa della "villa" di via XX Settembre) non c'è il tipico "scurzone" di campagna ma un animale lungo un metro e mezzo che pare si avventi pure contro chi cerca di catturarlo.
Le guardie dell'Aeop di Nardò, però, riescono nell'impresa e liberano l'abitazione dalla sgradita presenza. Per ora non è dato sapere come il serpentone sia finito in quella casa né che genere di rettile sia. Lo sapremo nelle prossime ore perché, probabilmente, il serpente finirà nel centro di Calimera.
Nelle immagini Toni Russo, dell'Aeop, esce con il serpentone in mano per il sollievo dei residenti. Si tratta di un cervone, detto anche pasturavacche.
Nel Salento questo serpente è protagonista di molte credenze e leggende legate alla cultura contadina. Si crede ad esempio che questo rettile raggiunga un'età molto avanzata, anche secolare, e che subisca una metamorfosi una volta invecchiato, mostrando un corno sul muso e piume sulla sommità del capo. (continua dopo il salto)

È diffuso in Italia, principalmente nelle zone centro-meridionali poichè predilige macchia mediterranea, il limitare di boschi, i boschi radi e soleggiati o in genere i luoghi con vegetazione sparsa.
Si nutre di piccoli mammiferi (arvicole, topi, toporagni, conigli, donnole, scoiattoli, ed altri fino alle dimensioni di un ratto) che soffoca tra le spire, nidiacei di uccelli (fino alle dimensioni di un piccione), uova (che inghiotte intere e poi rompe con i muscoli del tronco) e qualche lucertola (cibo preferito soprattutto dai giovani).
Il nome di questo serpente deriva dal latino cervus=cervo, dal significato popolare di serpente nobile, re degli ofidi perché "portatore di corna". Il pasturavacche o cervone era infatti il serpente più conosciuto da pastori e contadini che, se lo incontravano mentre incominciava a cambiare pelle, scambiavano per corna l'exuvia (la vecchia pelle) della bocca rivoltata sulla nuca.
Curiosità
Nella tradizione salentina (e non solo, in generale nel Sud-Italia) viene chiamato "pasturavacche" (mungi vacche), in quanto la credenza popolare voleva che fosse attirato dal latte delle vacche e delle capre al pascolo, e che per procurarselo si attaccasse alle mammelledegli animali.
Una credenza popolare, ancora più inquietante, riguarda la sacara, altro rettile dalla pelle variopinta e non precisamente identificato, che, essendo ghiotto di latte, si attaccava allemammelle delle gestanti per succhiarne il latte.
Le nonne raccontano che, in passato, durante le ore notturne, questo serpente scivolasse nei letti delle contadine, attirato dall'odore del latte. La leggenda precisava, infatti, che la mamma allattasse, addormentandosi con il bambino in grembo. Il rettile prendeva il posto dell'infante succhiando il latte e ponendo l'estremità della coda in bocca al piccolo (come fosse un ciuccio) per evitare che questo piangesse e svegliasse la mamma.
















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