LECCE - Saluto al clero leccese del vescovo eletto Fernando Filograna. Di seguito l’intervento del vescovo eletto di Nardò-Gallipoli pronunciato ieri mattina nell’episcopio leccese.
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L’anima mia magnifica il Signore, nella memoria della Madonna del Carmelo.
Non è facile prendere la parola. Dal giorno in cui il Nunzio monsignor Adriano Bernardini mi ha consegnato la lettera di nomina da parte del S. Padre Francesco c’è stato un tumultuoso susseguirsi di sentimenti contrastanti: dall’emozione e trepidazione per la nomina a vescovo di Nardò Gallipoli, ai sentimenti di profonda inadeguatezza.
Sono consapevole che il Signore mi chiama ad una missione davvero alta e riconosco tutta la mia povertà. Ho rivissuto in questi giorni quella scena del Vangelo quando Gesù si avvicina Pietro per chiamarlo e Pietro risponde ‘sono peccatore’. Ho cercato di darmi spiegazioni, motivazioni per non avere paura... mi risuonavano nel cuore le parole di Paolo quando dice che Dio nei suoi imperscrutabili disegni ama fidarsi delle persone che valgono poco, sceglie strumenti inadeguati (1cor. 1,27).
Ho capito ancora una volta che il Signore chiama tutti alla santità, e noi dobbiamo tendere alla santità lì dove ognuno di noi è chiamato a vivere, a servire e ad amare. Il Signore mi chiede di andare a vivere nella chiesa di Nardo Gallipoli e lì, mettermi a servizio della gioia e della santità dei fratelli di quella chiesa.
Certo sento la commozione di lasciare la nostra chiesa di Lecce, che mi ha generato alla fede, mi ha amato, mi ha aiutato a crescere in questi anni e che ho servito per 36 anni con dedizione, con generosità, ma anche con tanti errori e difetti. Sono contento di avere speso sempre con entusiasmo tutti questi anni.
Ho accettato la nomina, riconoscendo in essa la volontà di Dio e un riconoscimento alla nostra Chiesa. Ora continuo a dire il mio ‘si’ e so che posso contare non solo sulle mie deboli forze, ma soprattutto sulla sua grazia e sulla sua continua presenza.
Dice San Paolo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio; (Rom. 8,28) omnia in bonum, e me lo sto ripetendo continuamente nel profondo del cuore. Tre semplici parole che racchiudono fede speranza e carità: per coloro che amano Dio tutto concorre al bene; siamo figli suoi, eredi e coeredi con Cristo, le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura, il Signore vince il male col bene, ottimismo...
Ma poi sono certo di poter contare sulla preghiera di tanti fratelli e sorelle che ho incontrato in questi anni nel mio cammino. Perciò mentre oggi ringrazio il Signore per aver avermi donato la fede e avermi chiamato alla vita sacerdotale, lo ringrazio anche per avermi donato voi, confratelli presbiteri.
Abbiamo avuto il dono di unire le nostre vite alla sua e fare di esse un’offerta a Lui gradita, per la sua gloria e per la salvezza delle anime: nel rinnovare oggi questa volontà chiedo di essere strumento docile nelle sue mani per comunicare agli altri la vita soprannaturale.
Mi piace pensare al pennello nelle mani dell’artista: per servire deve avere alcune qualità: deve saper trattenere il colore o distribuirlo, deve saper tracciare toni forti e toni delicati. Deve essere subordinato all’artista. Deve diventare un tutt’uno con la mano dell’artista: da solo non servirebbe a nulla. Ma noi non siamo pennelli nelle mani di Dio, siamo figli suoi, sacerdoti, siamo partecipi della sua missione.
E quando Dio nostro Signore progetta qualche opera in favore degli uomini, pensa prima alle persone che deve utilizzare come strumenti, e comunica loro le grazie necessarie. Dio ci ha scelti per fare la sua chiesa e questa missione divina ci dà quasi il diritto di ricevere le grazie e di portare a buon fine il lavoro apostolico che ci è stato affidato. Le opere di Dio sono perfette. Da parte nostra serve responsabilità e impegnare l’intelligenza, la volontà e il cuore, per realizzare la sua opera. Importante non frapporre ostacoli all’azione della grazia pur con le nostre debolezze, ma fiduciosi nella misericordia di Dio e poi occorre una profonda unione con il Signore per far arrivare la linfa dell’amore alle anime.
Chiedo al Signore che nel celebrare i suoi misteri, possa imitare nella vita quello che celebriamo, che il mio io diminuisca affinchè Lui cresca in me, che mi aiuti a nascondermi e scomparire, a non cercare alcun tipo di protagonismo, perché appaia la sua efficacia salvatrice: è bello nascondersi e scomparire, preferire il sacrificio nascosto e silenzioso alle manifestazioni appariscenti e vistose.
Desidero mettere tutto quanto è mio a disposizione di Dio: prestare la voce perché sia lui a parlare; prestargli le mani, perché sia lui ad agire, prestargli corpo e anima perché cresca in me e nei fratelli.
La vita terrena di S. Maria, madre di Cristo e dei sacerdoti, fu un fiat sincero, pieno di dedizione, portato a compimento fino alle ultime conseguenze, non si è manifestato in gesti spettacolari, ma nel sacrificio nascosto e silenzioso di ogni giorno.
E ora ringrazio ciascuno di voi qui presenti per aver risposto all’invito dell’Arcivescovo. Non volevo scomodarvi in questo giorno di vacanza.
Ringrazio il S. Padre Papa Francesco che presiede alla carità della chiesa: grazie per la fiducia che ha riposto nella mia povera persona, grazie per la freschezza del Vangelo che in maniera speciale, viva, risplende sul suo volto innamorato di Dio.
Un grazie particolare, pieno di affetto e riconoscenza al nostro Padre e Pastore, per quello che è stato per me sin dal primo incontro a Manfredonia, per il bene e la stima che ha riposto in me; Eccellenza, è dal profondo del cuore che le esprimo la mia riconoscenza, perché in questi anni mi ha permesso di starle vicino e avvertire la sua statura di maestro e padre. La ringrazio per aver creduto alla mia persona, grazie per il suo amore premuroso: mi ha accompagnato con pazienza, illuminando con il suo esempio e con le sue confidenze i passi della mia vita di prete. Sarà sempre per me Padre, fratello e amico.
In Lei rivedo e ringrazio tutti i pastori della nostra Chiesa che mi hanno guidato nel cammino vocazionale e sacerdotale: i vari pastori da mons. Minerva a mons. Mincuzzi, che ancora giovane di anni di sacerdozio ha scommesso su di me affidandomi la cura del Seminario Minore.
Grazie a mons. Ruppi e Mons. Mannarini: quanti insegnamenti, incoraggiamenti, ricordi... quando erano vicini alla morte e avevo la possibilità di incontrali, mi stringevano forte la mano e mi fissavano con gli occhi quasi a dirmi... ora capisco.
Il Signore li porti nella sua Gloria. E parlando di coloro che ci hanno preceduti, concedetemi di ricordare d. Ugo De Blasi, del quale ho sentito l’affetto e una forte guida all’inizio del mio sacerdozio, e poi Mons. De Grisantis, Mons. Riezzo... e tante figure belle del nostro presbiterio. Hanno lasciato un segno indelebile in tutti noi. La loro preghiera e la loro intercessione ci siano di aiuto nel nostro ministero.
Dal cielo ci sorridono e ci benedicono.
Tornando ora sulla terra rivedo il volto amico di Mons. Donato Negro, sempre vicino e fratello sincero, Mons. Marcello Semeraro, di Mons. Pezzuto Luigi, del Card. Salvatore De Giorgi... E grazie grazie a voi confratelli sacerdoti: il vostro impegno sacerdotale, lo zelo e l’amicizia mi hanno aiutato a conoscere, amare e servire la nostra Chiesa. E’ colpa anche vostra la mia nomina a vescovo, avendo fornito voi le informazioni.
Ringrazio le comunità parrocchiali di Trepuzzi e S. Giovanni Vianney per il bene con cui mi hanno circondato, i miei compaesani..
Saluto e ringrazio Voi, Autorità qui presenti, perché vi siete scomodate: voglio oggi dirvi il mio grazie perché in questi anni mi è stato possibile dialogare con voi nel rispetto delle competenze di ciascuno, e ho apprezzato la vostra dedizione per il bene del nostro Popolo.
Ho finito, ma concedetemi un pensiero di lode al Signore per la chiesa di Nardò-Gallipoli alla quale mi invia come pastore e maestro. Anche Nardò Gallipoli è una chiesa bella, per la fede e la carità della sua gente, per la sua storia e le tradizioni, per i suoi santi, e per la tenacia e la speranza con cui ogni giorno lottano per uscire dalle situazioni sociali difficili che stiamo vivendo.
Signore, ti lodo oggi e ti ringrazio per i benefici che mi hai concesso, soprattutto per il dono del ministero sacerdotale. Ti lodo con la consapevolezza delle fede, che illuminata dalla preghiera liturgica , ripete: Tu non hai bisogno della nostra lode, ma per un dono del tuo amore ci chiami a renderti grazie. I nostri inni di benedizione non accrescono la tua grandezza ma ci ottengono la grazia che ci salva. Amen (IV prefazio).
















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