NARDÒ - Queste immagini raccolte nei giorni scorsi documentano come la nostra città sia “nella cacca”. Il lungo tratto di via Tolstoj che vediamo in foto rappresenta infatti un più ampio problema che caratterizza le vie della nostra città, come se non bastassero già la presenza di voragini, l’assenza di una adeguata segnaletica orizzontale o di indicazioni stradali che sono solo un sogno per chi viene da fuori.
È inconcepibile osservare marciapiedi e viali dove le deiezioni animali la fanno da padrone. Gli escrementi animaleschi (ne abbiamo contati 13, ndr) che vediamo immortalati in foto si perpetuano in maniera insistente e concentrata per decine di metri sul suolo pubblico creando uno scenario a dir poco sbalorditivo.
Nonostante vi sia un ordinanza ministeriale del 3 marzo del 2009 il cui punto 4 dell’art. 2 esprime chiaramente come sia “fatto obbligo a chiunque conduca il cane in ambito urbano raccoglierne le feci e avere con se strumenti idonei alla raccolta delle stesse” e nonostante il Regolamento di Polizia Urbana nella sez. V Mantenimento, protezione e tutela animali con l’art. 51 preveda sanzioni amministrative per violazioni di questo genere da 15 a 90 euro, non ci si è ancora sensibilizzati per rendere civile e vivibile la città anche sotto questo profilo.
Sono ancora in pochi gli individui che per le vie del paese portano a spasso il proprio amico a quattro zampe muniti di sacchetto e paletta così come la legge prevede. Forse bisognerebbe disciplinare meglio questi fautori del buon odore elevando magari qualche sanzione in più, senza speculare per far cassa ma col semplice obiettivo di reprimere il problema e gli indisciplinati.
È importante sottolineare inoltre, come tutto questo passi inosservato agli occhi di chi dovrebbe mantenere pulito il suolo pubblico: ci tengo a ricordare che la cittadinanza paga per ottenere un servizio igienico ambientale che sia ottimale e non appena sufficiente come avviene ormai da anni. Si auspica quindi, per l’argomento in questione, che le deiezioni animali non rimangano lì per settimane attendendo che sia il naturale processo di degradazione a provvedere al loro smaltimento, ma che sia l’impresa incaricata a provvedere, come da competenza e dovere, alla loro rimozione.

















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